I presidente Postacchini Shanghai, nel 2027 volo dal Marconi. «Siamo al lavoro anche per gli Usa»
Ni hao, bóluòníya è una frase che potremmo sentir pronunciare sempre più spesso. Dai tortellini ai ravioli jiaozi, dalle Due Torri alla Grande muraglia cinese, dal Santuario di San Luca all’Esercito di terracotta: la lista è lunga. Se ne parla già da un po’, senza contare la recente missione istituzionale del sindaco Matteo Lepore in Cina per la mostra dedicata a Giorgio Morandi: il volo Bologna-Shanghai presto diventerà realtà. L’obiettivo è essere pronti per l’estate del prossimo anno, come confermano direttamente i vertici del Marconi. L’ultimo assist è arrivato da Antonio Tajani, ministro degli Esteri, che ieri all’università Luiss di Roma ha parlato di una politica estera che deve essere «forte», ribadendo l’impegno verso una Cina che va «seguita con grande attenzione». Poi ha aggiunto: «Abbiamo favorito l’incremento dei voli da Shanghai e da Pechino su Venezia e stiamo lavorando per favorire anche il volo su Bologna, sia per andare, ma anche per accogliere i cinesi». La palla è arrivata tra le mani di Enrico Postacchini, presidente dell’aeroporto: «Di concreto ancora non c’è nulla, ma siamo davanti a un passaggio molto rilevante e per questo il ministro Tajani è sceso in campo: lo ringrazio davvero. Mi ha fatto piacere, anzi: non me lo aspettavo. Si lavora per l’estate 2027, anche se tra il dire e il fare c’è di mezzo l’Oceano. Ma, d’altra parte, su Venezia i risultati ci sono già stati…». Non solo Shanghai, però, perché da tempo si ragiona anche su una tratta che colleghi il Marconi agli Stati Uniti, magari partendo da New York, dove l’asse tra Zohran Mamdani e Lepore si è consolidato, da ultimo, con la consegna della Turrita d’oro al primo cittadino della Grande Mela. «Sì, stiamo lavorando anche sugli Stati Uniti – prosegue Postacchini – o, meglio, direi sul Nord America. Ci sono stati tanti contatti positivi anche al ‘Routes’ di Rimini (l’evento dedicato allo sviluppo delle rotte aeree; ndr). In questo momento arriverà prima la Cina, anche perché il percorso è stato complicato, poi tutto il resto». Postacchini non ringrazia solo il ministro Tajani, perché «si è partiti da lontano»: «Abbiamo iniziato a lavorare con Enac e con Galeazzo Bignami (capogruppo di Fdl alla Camera ed ex viceministro ai Trasporti; ndr), arrivando agli accordi bilaterali.
Ringrazio poi anche la Regione, dal governatore Michele de Pascale al suo vice Vincenzo Colla, fino agli assessori Irene Priolo (Trasporti; ndr) e Roberta Frisoni (Turismo; ndr). Abbiamo creato una squadra e si è sempre lavorato insieme guardando al futuro di Bologna e dell’Emilia-Romagna in maniera trasversale. E anche in maniera bipartisan: io questa la considero già una vittoria». Uno schema, va detto, che risponde a quanto annunciato da de Pascale nei mesi scorsi, dopo l’abolizione dell’ormai famosa council tax per gli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma. Togliendo l’addizionale comunale di 6 euro e mezzo a passeggero per i cosiddetti scali ‘minori’ della regione, e preservandola per Bologna, il governatore allora aveva parlato della necessità di far crescere le rotte intercontinentali dal Marconi. «Non posso sostituire i voli low cost, ma la quota di intercontinentali deve aumentare», aveva detto l’ex sindaco di Ravenna, tracciando come priorità le tratte verso «l’America e il Far-East», puntando allo stesso tempo su una maggiore internazionalità dei collegamenti da e per la riviera romagnola. Detto fatto: con l’innesto di Shanghai e il futuro arrivo di un volo per gli Stati Uniti, l’aeroporto sotto le Due Torri comincerebbe a rispondere proprio al piano ideato da Viale Aldo Moro.
F.M. Il Resto del Carlino – 3 luglio 2026