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Garisenda imbrigliata. Settanta nuovi pali per la torre storta

Ne verranno piantati due al giorno, per sostenere i tralicci Monitorati gli effetti sulla struttura antica, fine lavori nel 2028

Sotto le Due Torri da giovedì c’è un rumore in più che si è aggiunto a quello normale cittadino. Sono le macchine che hanno il compito di perforare il terreno sotto alla Garisenda per piantare i 70 micropali che dovranno sostenere i tiranti necessari per la sua messa in sicurezza. Al ritmo di circa due al giorno, ma solo se la “Torre storta” li digerirà senza problemi, verranno piantati nel terreno fino a 21 metri di profondità. Si tratta di una fase «molto importante» per la messa in sicurezza della Garisenda, ha sottolineato il sindaco Matteo Lepore ieri, facendo il punto sui lavori nell’area di cantiere, all’interno delle barriere rosse posizionate in piazza Ravegnana. I 70 micropali, del diametro di 30 centimetri, verranno installati nel terreno senza percussioni per non disturbare la Garisenda, ma con una tecnica a rotazione che risulta più dolce. In teoria se ne potrebbero piantare due al giorno ma in realtà, spiegano i tecnici responsabili del cantiere, difficilmente si andrà avanti a pieno ritmo, perché ogni fase di lavorazione viene attentamente monitorata dai sensori che vigilano la Garisenda 24 ore su 24, per studiarne il comportamento. «La Garisenda è molto meteoropatica — spiega il progettista Gilberto Dallavalle — ha il brutto vizio di spostarsi a seconda della temperatura, dell’acqua, dell’umidità e delle precipitazioni». La Torre risponde a queste condizioni modificando i propri movimenti giornalieri, e quindi nella perforazione si vuole essere sicuri di valutare solo gli effetti del cantiere e non quelli del meteo, per esempio.

I lavori dunque si fermeranno nel caso di condizioni non favorevoli. «Questo è il motivo per cui occorre una cautela estrema. Ogni volta che si sposta qualcosa, bisogna controllarne gli effetti», continua Dallavalle, O II sindaco Matteo Lepore mentre Manuela Faustini Fustini, direttrice del dipartimento Lavori pubblici del Comune, spiega che «il primo monitoraggio di ieri (giovedì, ndr) non ha riscontrato nessuna anomalia, per cui siamo molto confidenti che tutti gli strumenti che abbiamo installato e il tipo di lavorazione siano consoni a far sì che la Torre non ne risenta». Una volta piantati i micropali, questi serviranno per fissare i tiranti già usati per la Torre di Pisa e riadattati per la Garisenda, con dei bracci montati su palafitte di metallo che agganceranno con dei cavi la Garisenda a una ventina di metri di altezza. Solo dopo potrà iniziare il restauro vero e proprio, con l’inserimento delle malte necessarie a stabilizzare il basamento della torre. Quando? Questo è difficile dirlo. L’unica scadenza che il sindaco si sente di dare è che la fine di questa fase delle lavorazioni di messa in sicurezza coi tiranti «è prevista per il 2028», anno in cui si conta anche di riaprire la Torre degli Asinelli, chiusa alle visite dal 23 ottobre 2023. Cioè poco tempo dopo che la sua vicina pendente ha iniziato a muoversi in maniera giudicata anomala dagli esperti, mettendo in moto la macchina per il suo salvataggio.

M.B., la Repubblica – 30 maggio 2026

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