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L’illegalità pesa sulle aziende per 41 miliardi

Confcommercio stima il valore di contraffazione, furti e vandalismi: a rischio 284mila posti di lavoro. Sangalli: «È un tarlo silenzioso»

Un profumo rubato dagli scaffali, una vetrina mandata in frantumi nel cuore della notte. È il volto quotidiano dell’illegalità che colpisce commercio e pubblici esercizi italiani e che, secondo le stime diffuse da Confcommercio durante la tredicesima edizione della giornata nazionale “Legalità, ci piace!”, nel 2025 costerà alle imprese del Paese 41 miliardi di euro, mettendo a rischio 284mila posti di lavoro. Una cifra notevole: equivalente, sottolinea l’associazione, al finanziamento di tre Ponti sullo Stretto o all’acquisto di oltre 120mila Ferrari. L’indagine fotografa un peggioramento della percezione della sicurezza tra gli operatori economici. Il 30,2% delle imprese teme di essere esposto a fenomeni criminali, mentre quasi una su due guarda con preoccupazione al fenomeno delle baby gang. Ma il nemico numero uno resta il taccheggio: il 62,3% degli esercizi commerciali dichiara di subirlo e quasi il 20% denuncia episodi frequenti, fino a più volte alla settimana o ogni giorno. Nel mirino dei ladri finiscono soprattutto profumi, cosmetici e prodotti per l’igiene personale, indicati dal 19,7% delle attività come la merce più sottratta. Seguono capi d’abbigliamento e accessori, ma anche prodotti alimentari e bottiglie di vino e alcolici: il cosiddetto “aperitivo gratis” rappresenta il furto più frequente per il 13,1% degli esercenti intervistati. Tre attività su dieci segnalano inoltre un impatto diretto del taccheggio sui ricavi. Nell’88% dei casi le perdite arrivano fino al 2% del fatturato. Per difendersi, quasi nove imprenditori su dieci hanno investito in sistemi di sicurezza, soprattutto videosorveglianza e dispositivi antitaccheggio, destinando mediamente l’1,1% del fatturato aziendale a queste misure. L’illegalità diventa «un tarlo silenzioso», stando alle parole di Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Un tarlo che consuma «la fiducia e la concorrenza leale». E per contrastarlo, serve una vera e propria lotta alla criminalità, che secondo Sangalli, deve essere una «responsabilità condivisa» tra «istituzioni, enti locali, Forze dell’Ordine e rappresentanze economiche». A fargli eco, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ricorda come «il tessuto produttivo italiano» rappresenta «un asset fondamentale» anche in termini di reputazione. E per proteggere le attività e contrastare la desertificazione commerciale Confcommercio avanza delle proposte: presidi nei territori, crediti d’imposta o contributi sugli investimenti nella sicurezza, tavoli istituzionali per mappare le zone a rischio e organizzare interventi coordinati.

Red. Eco., Il Resto del Carlino – 14 maggio 2026

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