Una lunga lista di associazioni firma un appello alla Regione. “Non era necessaria né urgente e non è stata concordata”
Un’ordinanza «non necessaria», che «rischia di produrre effetti immediati e pesanti». È una bocciatura in piena regola quella consegnata via lettera dal mondo delle imprese nei confronti della norma anti-caldo varata dalla Regione, che nelle giornate a rischio di calore estremo ferma i lavori per diversi settori nelle ore centrali della giornata, fino al 15 settembre. L’ordinanza riprende e amplia quelle dell’anno scorso e di due anni fa, anticipando però la sua applicazione già da mercoledì. Un’accelerazione arrivata dopo le proteste dei sindacati, e in particolare di Cgil e Uil, che lunedì avevano chiesto alla Regione non solo di approvare l’ordinanza di cui discutevano da marzo, ma anche di renderla subito operativa, viste le temperature registrate la settimana scorsa e nonostante le resistenze delle imprese. La Regione ha risposto applicando da subito la norma, ma beccandosi così la stroncatura degli imprenditori. La lettera sull’ordinanza è firmata dal Tavolo regionale dell’imprenditoria, che riunisce 14 associazioni di categoria tra le più rappresentative, tra cui gli agricoltori di Cia, Copagri e Confagricoltura (ma non Coldiretti), gli artigiani di Confartigianato e Cna, le cooperative con Agci, Legacoop e Confcooperative o i commercianti di Confesercenti e Confcommercio. A cui si aggiunge Confindustria Emilia-Romagna, che partecipa da esterno al tavolo ma firma la lettera. Tutte queste sigle «esprimono forte contrarietà per la decisione di procedere, con decorrenza immediata e senza un confronto, all’emanazione dell’ordinanza», si legge, che è stata approvata «con una fretta non necessaria» e senza tener conto delle osservazioni trasmesse alla Regione. Gli imprenditori sottolineano che «la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è e resta una priorità assoluta per le imprese», ma anche che il caldo estremo è «materia già ampiamente presidiata» da normativa, contratti e protocolli. L’ordinanza quindi «non appare necessaria, e soprattutto rischia di produrre effetti immediati e pesanti sull’organizzazione delle attività produttive, senza che nel prossimo periodo sia prevista una condizione generalizzata di temperature estreme». A questo si aggiunge «l’ulteriore incertezza» della sua applicazione, che potrebbe produrre «interpretazioni disomogenee, ritardi operativi e ulteriori difficoltà». «La data in cui entra e *** resta in vigore — avvertono — non è un tema secondario ai fini dell’organizzazione dell’impresa». Per questo gli imprenditori mettono in guardia: se questa modalità «dovesse riproporsi, verrebbero meno le condizioni per garantire una partecipazione effettiva e sostanziale ai tavoli istituzionali». Proprio alle imprese si era rivolto, prima della lettera, il presidente della Regione Michele de Pascale, dicendo di «capire le preoccupazioni delle aziende», ma sottolineando che «la salute viene prima di tutto». Anche FdI critica: «Rischiamo un cortocircuito».
la Repubblica, 5 maggio 2026