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Chiusa la metà degli hotel. «Senza fondi dal governo impossibile resistere»

Federalberghi chiede finanziamenti a 20 anni per superare la crisi. Regge la formula camera più brunch, ma il calo del fatturato è dell’80%

Non c’è arancione o giallo che tenga. Per gli alberghi sotto le Due Torri il colore fisso in questo periodo di pandemia è il nero. Su circa 120 strutture in provincia, la metà sono chiuse e quelle aperte viaggiano a ranghi ridottissimi, con occupazione delle camere al 20% durante la settimana e fra il 10 e il 15% nel weekend.

Come non bastasse, c’è la perdita del ricavo medio per stanza, la cassa integrazione per i dipendenti e i ristori che, quando arrivano, coprono percentuali esigue del mancato incasso. In assenza di congressi, eventi e senza poter viaggiare, è una fotografia in bianco e nero quella scattata da Federalberghi Bologna: «Abbiamo anche scritto una petizione online al governo — dice il presidente Celso De Scrilli — dove chiediamo finanziamenti a 20 anni per dare la possibilità alle aziende di rimettersi in piedi». Il calo del fatturato rispetto al passato si assesta attorno all’80%. Il lavoro si concentra nei primi giorni della settimana con la clientela business, mentre il sabato e la domenica ci sono coppie bolognesi desiderose d’una boccata d’ossigeno dalla routine pandemica. «Sono soprattutto persone fra 30 e 40 anni — afferma Giovanni Trombetti, proprietario del Gruppo Savoia Hotel che gestisce il Regency con il ristorante Garganelli in San Donato — a venire il weekend, si fermano una o due notti. Abbiamo una formula con un brunch ricco e un check out entro le 14, ma non riempiamo mai. I costi fissi sono altissimi, alberghi così sono macchine assai complesse».

Fra gli hotel chiusi ci sono l’Orologio e il Novecento (attivi solo 4 mesi nel 2020), mentre i Commercianti, di fianco a San Petronio, è aperto più che altro «per dare un servizio ai pochissimi clienti italiani», spiega il direttore Ilaria Orsi che ha 15 dipendenti in cassa.

«È un disastro» anche per Tiberio Biondi, direttore del Grand Hotel Majestic che rispetto ad altri colleghi non ha abbassato le tariffe: «Manca la domanda, facciamo numeri piccoli con gli uomini d’affari. Confido nel pacchetto San Valentino comprensivo di aperitivo, cena al ristorante I Carracci o in camera e un’ora nella zona wellness». Il ristorante stellato guidato dallo chef Gianluca Renzi è l’arma in più de I Portici Hotel di via Indipendenza, nel rispetto del Dpcm, grazie alle formule Staycation e Workation che propongono la cena per gli ospiti: «Noi siamo a meno 65% del fatturato, ho il 50% del personale in cassa integrazione, ma i due pacchetti funzionano — dice il direttore Riccardo Bacchi Reggiani — i bolognesi vengono a piedi col trolley, nei weekend ho una cinquantina di camere occupate. Sto già lavorando su San Valentino.

Sabrina Camonchia, la Repubblica 28 gennaio 2021
Celso De Scrilli, presidente Federalberghi Bologna
Celso De Scrilli, Presidente Federalberghi Bologna

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