Secondo l’associazione, l’Italia è il secondo Paese per anzianità e a Bologna ci sono 16mila anziani
Il presidente Pirazzoli: bisogna prendere in carico prima della fragilità Le cifre di Chiara Marchetti Il sistema sociosanitario dell’Emilia-Romagna «sta soffrendo parecchio e non voglio dire che siamo vicini al collasso, ma la situazione è molto critica». C’è preoccupazione nelle parole di Gianluigi Pirazzoli, presidente regionale di Anaste (che riunisce le imprese che gestiscono servizi sociosanitari e socio-assistenziali), intervenuto ieri mattina alla presentazione del bilancio sociale dell’associazione di categoria nella sede di Ascom in Strada Maggiore. «Siamo il secondo Paese al mondo per anzianità — spiega — e a Bologna ci sono oggi 16mila anziani. Nel 2050 ne sono previsti almeno il doppio e le famiglie non riescono a reggere l’urto». Non tutti infatti riescono a prendersi cura personalmente dei propri cari e sempre più nuclei si affidano all’assistenza domiciliare «ma oss e infermieri sono sempre meno, anche perché, tramite i concorsi pubblici, l’Ausl porta via il personale dalle strutture private visto che i corsi di formazione non si fanno più. II problema, quindi, è sfaccettato ma molto critico». Per Pirazzoli una soluzione immediata esiste ed è «prendere in carico le persone quando non sono ancora fragili. La scienza ci dice che, nella maggioranza dei casi, la salute comincia a peggiorare dai 7o o 75 anni in su, quindi si potrebbe fare un censimento e individuare possibili fragilità prima che compaiano. Non serve a niente vivere cent’anni se non si può arrivare a quell’età con dignità».
Ciò che il presidente regionale di Anaste chiede alla politica è «ascoltare chi lavora nel settore e lasciare da parte le elezioni che ci saranno per co-progettare insieme e fare un’integrazione pubblico-privato seria, altrimenti non si va da nessuna parte e continuiamo a mettere dei cerotti fino a che la nave affonda». Dello stesso avviso anche Carlo Luison di Bdo Italia, che ha supportato Anaste nel realizzare il bilancio sodale. «Si parla di un sistema in rapida evoluzione — le sue parole — perché il bisogno aumenta ma la risposta non è ancora adeguata. Sappiamo che la terza età è un aumento, la demografia lo dimostra, e un anziano su due ormai ha bisogno di questo tipo di assistenza. Gli utenti raggiunti sono ancora una minima parte rispetto ai bisogni effettivi». Nel 2025, le 23 strutture emiliano-romagnole di Anaste censite nel bilancio sociale hanno assistito 1.695 persone, di cui il 71% donne e il 72% over 80. I posti letto sono in tutto 1.784, di cui 722 accreditati. Il valore della produzione ammonta a 68,6 milioni di euro, mentre i costi si attestano sui 65 milioni di cui la metà per il personale. Tra dipendenti e collaboratori si parla di 1.271 persone, di cui l’80% donne. Alla presentazione del bilancio sociale era presente anche Averardo Orta, presidente di European Confederation of Care Home Organisations (E.c.h.o.), la confederazione europea delle organizzazioni dell’assistenza residenziale e sociosanitaria. «In Europa — racconta — ci sono oggi 25 milioni di anziani ma tra dieci anni saranno 35 milioni. Per assistere tutte queste persone c’è bisogno di 3,5 milioni di operatori sanitari, figure che oggi non ci sono, come i posti letto e le risorse. E un problema che non possiamo ignorare perché la curva demografica e chiara, anche in Emilia-Romagna, dove la quota di anziani e superiore rispetto ad altre regioni». E una situazione da affrontare «con provvedimenti strutturali. Non si può pensare di metterci una pezza». Anche perché «oggi la retta di una casa residenza per anziani in Emilia-Romagna costa circa 4mila euro al mese e non tutti possono permettersi questa spesa».
Chiara Marchetti, Corriere di Bologna – 16 luglio 2026