L’attore bolognese Saul Nanni in visita alle ricoverate nella Dca
L’attore bolognese Saul Nanni, il ’Tancredi’ del Gattopardo tv, ha visitato la struttura Dca (Disturbi Comportamento Alimentare) dell’ospedale Bellaria dove è attiva Fanep, intrattenendosi con le ricoverate, accompagnate da Antonia Parmeggiani, docente universitaria e responsabile del Programma dei disturbi alimentari in età evolutiva, e dal presidente dell’associazione Emilio Franzoni. «Avendo due genitori medici, sono stato abituato fin da piccolo a fare visite in ospedale», esordisce Saul davanti alle ragazze ricoverate. «Come ho cominciato? Vabbè, mio padre è un grande appassionato di cinema – prosegue –, ma era l’unico punto di contatto, fino a quando inaspettatamente la mia vita non ha preso quella piega. Con un provino per uno spot della Reebok che aveva come testimonial il mio idolo, Kakà. Confesso, sono milanista, e mi presero, si direbbe da noi, perchè ero un bimbo ‘sgamato’. Poi ebbi un altro approccio a Roma e dopo due giorni mi scritturarono per recitare in ’Un boss in salotto’. Da lì partì tutto». Sul lavoro «mi piace non essere me. Intendo dire: per qualche mese ti metti un ‘abito’ non tuo, poi cambi completamente. È stimolante. Apprezzo moltissimo un collega, Alessandro Borghi, che è capace di dire dei ‘no’ che lo fanno progredire in carriera». E poi «mi piace leggere, tanto. Andare a cavallo – me ne ero perfino comprato uno! – dopo che per esigenze di scena, in un film con Kim Rossi Stuart, per cinque mesi ho recitato con quegli animali. Lo so che sono un privilegiato, tra l’altro vivo tra Roma e Parigi, non è male – dice Nanni –: il nostro è un ambiente che spesso manca di oggettività. Sapevo che non avrei fatto il medico e vorrei suonare o un trombone o un sax, ma debbo limitarmi alla chitarra. Tracce di bolognesità? Andare in Fossa, quando posso, con degli amici che tifano Fortitudo». Per gli adolescenti con disturbi neuropsichiatrici, questa visita ha un valore profondo. «Incontrare una persona pubblica che parla delle proprie vulnerabilità contribuisce a contrastare lo stigma legato alla salute mentale, trasmettendo il messaggio che chiedere aiuto, convivere con una fragilità o affrontare un percorso di cura non è motivo di vergogna». L’incontro di Saul con i giovani pazienti rappresenta un pilastro importante in un’ottica di umanizzazione delle cure, attraverso il progetto NEULab si cerca di sviluppare iniziative come questa per trasformare l’ospedale da luogo di cura, a volte anche di profonda sofferenza, a spazio di vita, incontro e crescita relazionale.
Il Resto del Carlino, 3 luglio 2026