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Sette chef con Opimm. «Una cena per dare forma alla comunità energetica»

L’obiettivo è una factory diffusa da quasi 100 kilowatt tra Roveri e Pilastro. Tonelli, Ascom: «Un aiuto ai più fragili dal dialogo tra imprese e terzo settore»

Sette dei ristoranti più amati della città sono anche quest’anno a fianco dell’Opera dell’Immacolata per una cena solidale che punta a cofinanziare il progetto di una comunità energetica da realizzare tra il Pilastro e Roveri, mettendo kilowatt a servizio di uno dei segmenti economicamente più fragili dell’area urbana. Antica Hostaria della Rocca di Badolo, Bononia Club, Osteria di Medicina, L’Arcimboldo, Antica Trattoria del Reno, Trattoria da Me e il pasticcere Gino Fabbri sono le sette anime che renderanno possibile il menu della serata in programma lunedì 29 giugno, alle 20, alla sede di Opimm, in via del Carrozzaio 7: «Qualora il caldo non dia tregua, stiamo valutando di spostare l’evento al chiuso – spiega Cira Solimene, direttrice generale di Opimm. Nel frattempo ringraziamo tutti coloro che ci stanno sostenendo».

Per Giancarlo Tonelli, direttore generale di Confcommercio Ascom di Bologna, «progetti come questo sono la dimostrazione di come il dialogo tra imprese e terzo settore possa produrre risultati concreti e continuativi, e contribuire alla crescita di una comunità più unita e attenta ai bisogni delle persone fragili». Ad Opimm sono già giunte sessanta prenotazioni: «Ci sono dunque ancora venti posti liberi», entra nel dettaglio Cira Solimene. La comunità energetica, per poter vedere la luce, necessita di un investimento totale pari a circa 90mila euro: «Parte di questi verranno tuttavia realisticamente coperti da un finanziamento regionale legato a un bando cui ci siamo candidati». Quanti sono 100 kilowatt? «Molti, parliamo di una comunità energetica di tutto rispetto – spiega il professor Carlo Alberto Nucci, ordinario di Sistemi elettrici per l’energia all’Università di Bologna –. Tuttavia serviranno decine e decine di comunità energetiche come questa per completare l’intero fabbisogno elettrico della città, traguardo che Bologna si è impegnata a raggiungere insieme ad altre cento città europee nell’ambito del piano per la neutralità climatica». Gli impianti sotto la soglia dei 200 kilowatt sono quelli collegati alle cabine secondarie (quelle che alimentano le abitazioni, ad esempio), mentre quelli che toccano il megawatt sono collegati alle cabine primarie, analoghe a quella che sostenta i bisogni della facoltà di Ingegneria.

Filippo Donati, Il Resto del Carlino – 23 giugno 2026

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