Crescono le città d’arte: sono oltre due milioni gli ingressi sotto le Due Torri Lo studio di Ires e Cgil: «In regione numerosi afflussi, ma i salari restano bassi»
Bologna supera i due milioni di arrivi e diventa la prima meta turistica regionale, davanti a Rimini, che conserva però il primato dei pernottamenti. È quanto emerge dall’Osservatorio Ires Emilia-Romagna e Filcams Cgil. L’indagine ha fotografato il 2025 da record del turismo emiliano-romagnolo. In regione, in generale: oltre 13 milioni di arrivi, +11,4% sul 2024, e più di 44 milioni di presenze, +8,3%. A trainare sono soprattutto gli stranieri, con arrivi in aumento del 16,7% e presenze del 15,4%. «11 2025 è stato per il turismo un anno record, in particolare in Emilia-Romagna», spiega Giuliano Guietti, presidente Ires Emilia-Romagna. Questo certifica anche un cambio di modello: le città d’arte sono più centrali, mentre la Riviera lo è meno rispetto al passato.
«Quello che emerge è un quadro in profondo mutamento», osserva Emiliano Sgargi, segretario generale Filcams Cgil Emilia-Romagna. «C’è una flessione significativa del turismo costiero balneare e una contrazione importante del termale, mentre esplode il turismo nelle aree urbane» Tuttavia, se da un lato il turismo corre, dall’altro la crescita non si traduce ancora in migliori salari e condizioni di lavoro. Nel settore alloggi, nel 2024 solo il 13,3% dei dipendenti era assunto full time a tempo indeterminato; la retribuzione media giornaliera full time era di 83,1 euro e quella annua di 10.503 euro. Gli aumenti retributivi dal 2019 al 2024 si sono fermati al 7,7%, contro un’inflazione del 17,4%. «Questa euforia sui numeri non è accompagnata da un’adeguata attenzione alle condizioni di lavoro», attacca Sgargi. «Pesano part-time involontario o irregolare, lavoro nero e persino episodi di cottimo negli appalti per il rifacimento camere. Serve aprire tavoli di confronto per capire come redistribuire ai lavoratori la ricchezza prodotta». Il sindacato è chiaro: «Non può esistere un modello turistico di qualità senza lavoro di qualità; la competitività del sistema non può basarsi sulla compressione dei diritti o dei salari, ma deve fondarsi su investimenti nelle persone, nella formazione, nella sicurezza e nella stabilità occupazionale», spiegano ancora le Filcams-Cgil regionali.
Giovanni Di Caprio, Il Resto del Carlino 26 maggio 2026