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Metano per auto, il prezzo vola «È aumentato di dodici volte»

Natali, presidente di Federmetano: «Questa è un’emergenza che il governo non ha preso sul serio» Nel caso dei distributori mono-carburante «il rischio concreto è la perdita di molti posti di lavoro»

Tragiche sorprese per chi, arrivato al distributore, alza gli occhi e legge il prezzo del metano. Costi ormai fuori controllo, infatti, sembrano ormai farsi sempre più strada, mentre parallelamente il serbatoio o il portafoglio rischiano di rimanere a secco.

Perché se i rincari picchiano su molteplici settori, «nel nostro caso la difficoltà è ancora più grossa – spiega il presidente di Federmetano, Dante Natali –. Gli aumenti, a seconda delle materie, si aggirano intorno a cifre come il 40 o il 60%. Il metano, invece, ha visto il suo prezzo aumentare di dodici volte».

Una situazione drammatica, quindi, da affrontare con poche, forse pochissime armi a disposizione. E dove l’obiettivo principale rimane, tutt’ora, quello di sensibilizzare il governo per affrontare «un’emergenza che non è ancora stata presa sul serio – aggiunge – o meglio, non sono ancora stati presi provvedimenti all’altezza dell’incredibile aumento dei prezzi che abbiamo avuto nella nostra materia prima».

Sembra quindi non esserci sosta ai rincari. «Gli aumenti continuano e forse vengono creati ad hoc per mantenere alta la tensione sul gas – aggiunge Natali –. Per molti operatori il problema si riflette anche nella possibilità di perdere posti di lavoro, perché molti distributori sono mono-carburanti e non hanno alternativa. Non è un rincaro generale, ma è un’incredibile emergenza».

Che si scontra, poi, con un altrettanto incredibile «paradosso». Su questo, il presidente di Federmetano è netto: «L’Europa chiede ai paesi di ridurre la Co2 e il nostro settore è quello che, da sempre, ne emette meno. Non solo: è anche il settore con la maggior percentuale di sostituzione di carburante fossile con quello bio, che emettiamo dal 2018. È una situazione assurda, perché la nostra ‘soluzione’ consentirebbe di annullare le emissioni senza ulteriori investimenti o altre tecnologie – ammette Natali – ma lo scenario è critico e ci sono operatori che forse a ottobre non concluderanno un contratto di fornitura date le pesanti condizioni sul mercato.

L’Emilia-Romagna, inoltre, detiene il maggior numero di auto a metano. E il problema si fa così sempre più serio per molti. «Appare evidente come non ci sia ancora una chiara consapevolezza della grande potenzialità che questo settore ha – conclude Natali –. Parliamo di 1.500 impianti a livello nazionali e 56 in autostrada, 120 con metano liquido: ci sono voluti dieci anni per riuscire a completare la rete e ora ci piove addosso questa emergenza».

Già a settembre fu lanciato il primo allarme da parte di Federmetano, ma da lì non sembra aver mai smesso di ‘piovere’.

di Giorgia De Cupertinis, il Resto del Carlino, 29 agosto 2022

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