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L’estate dietro il bancone: «Fino a 250 espressi al giorno e la gente ha meno fretta»

Marco e Massimo hanno tenuto aperto “Gianni Vini” anche il 15: «A parte il caldo, si sta benissimo»

Questa è l’estate da Gianni Vini. Placida, lenta, socievole. E torrida naturalmente. «Abbiamo scelto di restare sempre aperti. Anche la domenica e il Ferragosto. Abbiamo lavorato, sì. Ma non era scontato». Marco Della Pelle, 44 anni, e Massimo, il suo socio, sono abruzzesi (di Penne). Sette anni fa videro questo locale in via Venturini, al numero la, dietro via Righi, con l’arredo di una volta e il bancone splendente, e se ne innamorarono. Oggi Gianni Vini non è solo una bottega storica (c’è dal 1959), ma un baluardo. E lo è stato anche contro l’afa. «Tanta birra, acqua, vino. E Spritz, pure una cinquantina al giorno. Noi ne facciamo uno particolare con il Lambrusco. Poi il caffè. Abbiamo consumato un paio di chili al giorno, circa 250 tazzine pure ad agosto (e qui al banco costa anche 1 euro, ndr). Nei periodi invernali, e certi sabati, arriviamo anche a tre chili».

Marco e Massimo hanno fatto l’alberghiero e Bologna è diventata la loro isola felice. «Nel locale abbiamo l’aria condizionata, certo. Temperature normali, niente freddo polare. Moltissimi, però, hanno preferito stare fuori. Qui abbiamo una strada stretta e i portici un po’ più larghi, l’aria gira molto bene e il sole, quando si muove a est, ci resta solo una mezz’ora». Certo, dice Marco, «era caldo comunque con 40 gradi». Gianni Vini è elegante come un piccolo foyer. Ci sono specchi, tavoli, vecchie foto. E vini, vini ovunque. «Il nostro menu è molto vasto: abbiamo almeno una dozzina di vini alla mescita e circa 50 etichette di qualità. Arrivano da tutta l’Italia. Converrebbe prendere la bottiglia, ma quasi tutti ormai scelgono il calice. Anche in questo la ristorazione è cambiata».

Le alte temperature non fanno bene al vino che richiede gentilezza e amore, tutte cose che da Gianni cercano di curare. «Per la mescita abbiamo una cantinetta che si chiama Wine Emotion. È una macchina che serve il vino al calice, lo mantiene a temperatura controllata ed evita che si ossidi, perché introduce azoto quando esce il vino. Vale anche per i rossi. Se hai un Sangiovese riserva, non è che devi servirlo a 40 gradi. Andrebbe servito a temperatura di cantina, circa 18/19 gradi. Noi riusciamo a servirlo a quella temperatura grazie a questa macchina», racconta Marco.

Il caldo ha inciso dunque anche sul modo di conservare i prodotti. Non solo. Ha cambiato anche i ritmi. «Ad agosto si è lavorato molto bene al mattino, dalle otto fino alle due. Poi nel pomeriggio una pausa e la sera si ripartiva con l’aperitivo». Del resto, spiega Marco, oggi è diventato difficile perfino prevedere una giornata: «Tutto è molto più fluido. Magari pensi che il martedì non lavorerai e invece sei pieno, poi il giorno dopo sei mezzo vuoto. Non ci sono più regole fisse, bisogna reagire in fretta». Agosto, però, restituisce anche un’altra Bologna. «È rimasto forse l’unico mese in cui gestire il tempo. La città è più tranquilla, la gente è più calma, non c’è tutta quell’ansia e quella velocità degli altri mesi. I bolognesi che restano ci dicono che qui ad agosto si sta benissimo, a parte il caldo».

E forse Gianni Vini funziona proprio per questo: perché conserva la misura di un posto che ha poca fretta. La colazione, l’aperitivo, le serate che si allungano (anche fino alle 23). L’identità è quella di una volta: «Abbiamo voluto lasciargli la sua anima. Siamo un bel team». Ci sono Giorgio, Angela, Giovanni, Simone, Mauro, Andrea e Gabriele. I clienti abituali hanno trovato la porta aperta e i turisti pure: tutti insieme, anche nelle chiacchiere. «L’altra sera c’erano degli spagnoli che hanno fatto amicizia con alcuni nostri clienti del quartiere. Si sono fatti consigliare un ristorante e un piatto tipico da assaggiare». Piccole connessioni. «Sono quelle cose belle che succedono d’estate in un bar di quartiere».

di Giorgio Burreddu, La Repubblica Bologna, 27 agosto 2026

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