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Barbie Couture, la collezione unica. Quando la bambola diventa musa

In mostra alla Galleria Cavour 200 esemplari introvabili del giocattolo più iconico e famoso al mondo

La prima Barbie ’speciale’, la Neptune Fantasy disegnata per la Mattel da Bob Mackie (lo stilista americano scomparso qualche giorno fa, che ha inventato come vestire le star), l’ha comprata nel 1996 pagandola ben 5 milioni di vecchie lire: da allora Paola Felli ha allargato la sua collezione a dismisura, creando al contempo una scena romana di creativi innamorati della fashion doll, che 30 anni fa cambiò anche il punto di vista della Mattel italiana, rispetto al suo core product. La mostra Barbie Couture, che si apre oggi in galleria Cavour, curata da Alessandra Lepri e voluta fortemente dalla proprietaria, l’imprenditrice Gioia Martini – che ha inaugurato all’inizio dell’anno un’agenda di eventi culturali sotto la direzione di Gaetano La Mantia – è molto più di una mostra sulle Barbie. È una avvincente storia di collezionismo, stile, arte, moda attorno a uno status symbol, narrata da oltre 200 esemplari e dove i veri cult sono i cosiddetti OOAK, ovvero ’One Of A Kind’, le 106 Barbie realizzate in pezzi unici da artisti, costumisti e fashion designer internazionali, con una minuzia incredibile che sorprenderà e affascinerà il pubblico. Fa la sua figura ’superpink’, che non passa inosservata, la porta d’ingresso di Barbie Couture in Galleria, con a fianco una vetrina dove, tra le varie bambole, c’è la prima Barbie in assoluto, col costumino a righe, gli orecchini a doppia anella, gli occhiali da sole con montatura bianca e la coda di cavallo: era stata ideata da Ruth Handler, presentata il 9 marzo 1959 e aveva gli occhi che guardavano verso destra, «uno sguardo sfuggente che venne rivoluzionato nel 1971 con la Barbie Malibu che guardava dritto davanti a sé», come rivela la curatrice Alessandra Lepri.

Il passante non potrà non fermarsi, con tutte queste Barbie che lo guardano, tra cui la Charleston che gira come un carillon, disegnata e forgiata dall’artista Marco Tiveron, con cui Paola Felli fece amicizia proprio quel giorno a Roma di 30 anni fa, in cui adocchiò la Neptune di Mackie in un negozio di giocattoli. Entrambi iniziarono a farsi spedire le Barbie Mattel dall’America, dove c’era il grande rivenditore Fao Schwarz, che ogni tanto le proponeva le ’OOAK’ dell’artista e stilista Bruce Nygren: ed ecco che da quelle fashion dolls, Marco Tiveron, di cui sono esposte varie Barbie, trasse l’ispirazione per la costumizzazione delle sue bambole cui ricostruiva i capelli, forgiava. Così iniziò l’avventura One Of A Kind italiana – poi arricchita dalle creature di altri romani come Magia 2000 (in mostra, tra le loro ‘opere’, la Water Crystal, una delle più quotate, e Artist Creations- di cui Felli è stata la prima collezionista. La Barbie nasce quindi Mattel col costumino a righe e progressivamente si trasforma in icona culturale e musa contemporanea, capace di attraversare moda, arte, design, fotografia, cinema e comunicazione visiva. Passa attraverso le mani di grandi stilisti come Bob Mackie per Mattel, di cui si vedranno 21 esemplari, diventa ossessione per pezzi unici di creativi come Christine Donnard che realizza – questa parte è amatissima da Felli – le Barbie ispirate alle dame francesi come Angelica (Marchesa degli angeli), Madame De Pompadour (ce n’è una con abito in broccato totalmente dipinto a mano), Madame Du Barry, Marie Antoinette, ma anche una Farah Diba «fatta tutta a mano, perfettamente in scala riprendendone l’abbigliamento nel giorno dell’incoronazione, con addirittura la riproduzione della corona di Van Cleef & Arpels con le carature dei brillanti e dello smeraldo che c’è al centro» sottolinea Paola Felli. Un’altra curiosità: c’è una Barbie couture Marie Antoinette Theatre di Marco Tiveron, cui lui ha costruito un seno prorompente, ben oltre le classiche misure.

Benedeta Cucci, Il Resto del Carlino – 18 settembre 2026

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