Molti gli interrogativi sugli sconti proposti alle attività per la cura delle aree. Postacchini (Ascom): «In merito ai graffiti esistono oggettive difficoltà»
Quando si potrà saggiare qualche numero a proposito dei più volte ventilati benefici che porterà il tram alle attività affacciate sulle linee? È quanto si domandano le associazioni di categoria all’indomani dell’intervista concessa al Carlino da Luisa Guidone, assessora comunale a Commercio ed Economia di vicinato. «Il vantaggio di cui parla l’assessora andrebbe argomentato di più – evidenzia per la Cna Claudio Pazzaglia –; sul fronte degli eventuali sconti in fatto di occupazione di suolo pubblico per chi propone progetti per la pulizia e la manutenzione, mi domando quale sia il commerciante che già ora non si prende cura dell’area prospiciente la sua attività. Prima forse occorrerebbe capire chi deturpa i luoghi pubblici: una premialità per chi è più attento mi pare non centrare completamente il bersaglio».
In fatto di hub urbani – agli investimenti per il Mercato delle erbe è previsto si sommino quelli per aree analoghe nella zona di Corticella e di Chiesa Nuova – Pazzaglia sottolinea come sia importante rendere queste aree «realmente rivitalizzate. Non diventino insomma delle ’piccole Fico’». Il tema dei dehors da danni è centrale nel destino del commercio in città: «Quando un’attività viene spinta a chiudere per esasperazione, c’è qualcosa che non va», commenta Loreno Rossi, al timone di Confesercenti Bologna, decisa a fare scudo al suo associato ’InCantina’ anche dopo la decisione del suo titolare di alzare bandiera bianca, sfiancato dalle continue verifiche delle autorità. «Nulla da obiettare verso i controlli sui dehors, ma non andrebbero effettuati ’a chiamata’, dietro la richiesta di chi è ostile a un’attività commerciale».
Sembra chiaro il riferimento alla possibilità che in futuro eventuali ruggini dei residenti nei confronti di un’attività, piuttosto comuni a Bologna dopo il boom turistico fatto registrare negli ultimi anni, possano portare i locali alla resa. «Ma per favore non parliamo di turistificazione – prosegue Loreno Rossi –. Quando si rivitalizza un luogo che prima era chiuso, la decisione di chi si sente costretto ad abbassare la serranda costituisce un impoverimento per il quartiere e un pericoloso precedente». Da Rossi giunge apprezzamento per le parole dell’assessora Guidone, «ma è un fatto che nella giunta ci sia chi corteggia coloro che gridano alla turistificazione». Un punto in particolare, delle parole di Guidone, convince Rossi: «Quello in cui si parla di sconti in fatto di occupazione di suolo pubblico se un’attività propone progetti per la pulizia e la manutenzione dell’area in cui si trova: la nostra richiesta è che il ragionamento possa valere anche in fatto di graffiti».
Ma è davvero possibile? «Se si parla di serrande certamente sì – evidenzia il presidente di Confcommercio Ascom Bologna Enrico Postacchini –, come Ascom facemmo una campagna in questo senso già molti anni fa. Mi pare più complicato estendere la riflessione alle facciate, raramente di proprietà dei commercianti. Anche i più volenterosi si troverebbero nell’oggettiva impossibilità di mettere mano a vernice e pennello. In quanto alla ’regola’ dei tre metri in fatto di pulizia delle strade davanti alla propria vetrina, ogni commerciante degno di questo nome la segue: il punto vero è il lavoro culturale che sarebbe da mettere in campo». Ha alcune perplessità pure Amilcare Renzi, segretario metropolitano e regionale di Confartigianato: «È indubbio che la città abbia bisogno di un recupero del decoro urbano. C’è un’esigenza di abbellire Bologna: capisco certe perplessità sul rischio-turistificazione, ma una città senza attività commerciali è una città ’senza luce’. Non avventuriamoci però a domandarci a quali livelli potrà tornare la città – pre-tram, addirittura pre-Covid – una volta conclusi tutti i cantieri. Per adesso rimaniamo tutti alla finestra».
di Filippo Donati, il Resto del Carlino, 26 agosto 2026