Come si ricorderà, l’Inps ha avviato nei primi mesi del 2026 il progetto di compliance contributiva I.S.A.C. (Indici Sintetici di Affidabilità Contributiva), che prevede l’invio delle cosiddette “Lettere di compliance”, ovvero comunicazioni che evidenziano scostamenti rispetto a parametri di coerenza tra la forza lavoro dichiarata e l’attività economica svolta; gli scostamenti sono il risultato di un’analisi statistica dei dati (effettuata con modelli econometrici specifici in funzione della tipologia di attività) dichiarati ai fini della valutazione della regolarità fiscale con i moduli ISA (Indici sintetici di affidabilità) con i dati dichiarati mediante il flusso UNIEMENS).
Il progetto, finalizzato a rafforzare la correttezza degli adempimenti contributivi e il contrasto al lavoro sommerso, riguarderà a regime tutti i settori economici ed in fase di prima sperimentazione è stato avviato nei settori del commercio all’ingrosso alimentare e delle strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere.
Il Ministero del Lavoro ha comunicato che da settembre 2026, a questi due settori se ne aggiungeranno altri sei:
- Attività di bar, gelaterie, pasticcerie e produzione dolciaria;
- Manutenzione e riparazione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori;
- Servizi di acconciatura;
- Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici Produzione su misura e in serie di abbigliamento, accessori e biancheria per la casa;
- Installazione di impianti elettrici, idraulico-sanitari e altri impianti.
Si evidenzia che l’Inps ha chiarito che le “lettere di compliance” contenenti eventuali scostamenti rispetto ai parametri hanno carattere esclusivamente informativo e non costituiscono di per sé una contestazione o un accertamento di irregolarità contributiva e che il riscontro da parte delle aziende rimane volontario: nel caso in cui le aziende riscontrino la fondatezza dello scostamento segnalato potrà procedere alla regolarizzazione della minore contribuzione versata, mentre nel caso contrario, qualora invece lo scostamento non sia effettivo, le aziende potranno comunicarne all’Istituto i motivi, fornendo spiegazioni coerenti con la reale organizzazione aziendale, come ad esempio:
- l’affidamento di fasi rilevanti dell’attività a soggetti terzi mediante contratti di appalto, subappalto o servizi esternalizzati, che riducono il fabbisogno di forza lavoro dipendente;
- la presenza di personale distaccato presso altre imprese o utilizzo di personale in somministrazione, non considerato nell’elaborazione degli indicatori basati sui dati UniEmens del singolo datore;
- l’adozione di modelli organizzativi più efficienti, processi di riorganizzazione, automazione o digitalizzazione che hanno consentito:
- l’aumento dei volumi di produzione o di servizi;
- il mantenimento o la riduzione dell’organico a parità di attività;
- particolari modalità di svolgimento delle fasi produttive o del modello di business aziendale, differenti rispetto alla media delle imprese “simili” considerate dal modello econometrico ISAC;
- l’elevata produttività del personale legata a competenze specialistiche, elevato livello di formazione o consolidata esperienza professionale degli addetti;
- fattori gestionali contingenti, quali riorganizzazioni interne, accorpamenti di funzioni, concentrazione temporale delle attività o particolari cicli produttivi;
- l’incremento del costo del venduto o degli investimenti in beni strumentali non proporzionale all’aumento del numero di addetti, dovuto a scelte strategiche aziendali, innovazione tecnologica o intensità di capitale.
Si segnala che Confcommercio continuerà a monitorare l’evoluzione del progetto e l’elaborazione degli indicatori settoriali, che essendo ancora in fase di definizione, potranno essere perfezionati e resi maggiormente attendibili anche grazie alle motivazioni degli scostamenti rispetto ai parametri quantificati dall’Inps che forniranno le aziende.
Per ogni ulteriore informazione o precisazione contattare l’Ufficio Lavoro e Relazioni Sindacali (Tel. 051.6487402; e-mail sindacale@ascom.bo.it)