I rincari sul 2025 sfiorano il 3%, rispetto a marzo si attestano a 1,2%. «Pesa il clima internazionale d’incertezza» I commercianti: «Un momento complesso»
L’inflazione galoppa. E Bologna non fa eccezione. I dati arrivano direttamente da Palazzo d’Accursio: ad aprile l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività sotto le Torri, al lordo dei tabacchi, ha fatto registrare una variazione mensile su marzo del +1,2%, mentre il tasso tendenziale, cioè l’aumento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, si attesta sul +2,6% (era +1,6% a marzo). Numeri che mostrano in sostanza una lenta e graduale crescita che, a fronte di un contesto internazionale sempre più incerto e con pochissime certezze all’orizzonte, non fa ben sperare. Ad aprile aumentano i servizi, a partire dal quelli su ‘assistenza alla persona, protezione sociale e beni e vari’ (+4,9%), ma anche le spese domestiche: ‘abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili’ segnano un +4,2%, ‘arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione’ un +1,1%. Salgono i ‘servizi finanziari e assicurativi'(+3,9%) e quelli di ‘ristoranti e di alloggio'(+3,6%), su anche la spesa: ‘bevande alcoliche e tabacchi’ registrano un +3,4%, i ‘prodotti alimentari e bevande analcoliche’ un +3%. E ancora: lievita il costo per ‘trasporti’ (+3%), ‘servizi di istruzione’ (+2%), ‘sanità’ (+1,4%) e le attività di ‘ricreazione, sport e cultura’ (+1,1%). Diminuiscono, invece, le divisioni ‘abbigliamento e calzature’ (-0,2%) e ‘informazione e comunicazione’ (-2,9%). Insomma, gli occhi restano attenti a ogni spesa e il portafogli pare soffrire sempre di più. Lo conferma anche il mondo delle imprese, a cominciare da Confcommercio Ascom. «Proprio l’altro giorno ero a un incontro con gli investitori – racconta il presidente Enrico Postacchini -: gli analisti dicono che stiamo pagando ancora i costi della scorsa crisi energetica (quella con lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina; ndr) e che le conseguenza di questa le pagheremo per vent’anni». Eppure, per le categorie, in numeri vanno presi con le pinze e contestualizzati: «I dati stagionali sono più bassi, perché la necessità di vendere lo stagionale, cioè merce comprata un anno fa, incentiva gli sconti – insiste Postacchini -. Gli approvvigionamenti quotidiani o mensili risentono dei fattori contingenti e globali, dal ‘fresco’ a tutto quello che è legato all’alimentare, ma anche gli oggetti. Pesano le ragioni che sappiamo, a partire dal costo dei trasporti, ma il punto è che nessuno oggi può sapere cosa succederà. Se si riaprisse lo stretto di Hormuz, forse, riusciremmo a riprendere in mano la situazione». Dubbi anche da parte di Loreno Rossi, direttore Confesercenti Bologna: «Per commercio e turismo, un’inflazione dovuta a una domanda interna non c’è: magari, verrebbe da dire. C’è preoccupazione però per il tasso tendenziale, che segnala un bel picco tra marzo e aprile ed è generato in particolare dall’aumento del combustibile e di prodotti alimentari e bevande. Se crescono i costi dell’energia, c’è un ritocco dovuto all’aumento del prezzo delle materie prime e non perché c’è una richiesta tale da giustificare questa crescita. Lo conferma il settore dell’abbigliamento, in calo dello 0,2%». Entrando più nel dettaglio, interessante l’analisi di Valentino Di Pisa dell’omonima azienda: «Dal punto di vista dell’ingrosso, da gennaio a fine aprile abbiamo avuto un aumento del 2% sui prezzi dell’ortofrutta. È indubbio che qualche aumento c’è stato ed è conseguente a una serie di condizioni, al di là della situazione geopolitica: il clima, soprattutto, continua a essere un problema tra gelate tardive e *** minor resa per ettaro a causa della temperatura. In più c’è l’aumento dei costi d’irrigazione. II problema non è solo in Italia, ma a livello europeo, e se a questo aggiungiamo gli aumenti su logistica, costo del trasporto, packaging, manodopera, ref rigerazione, i prezzi crescono. II punto è che l’aumento è graduale, ma la situazione è complicata e difficile: regna l’incertezza sul futuro».
II Caab, infine, che conferma «una fase caratterizzata da oscillazioni dei prezzi legate all’andamento climatico e stagionale e agli impatti del caro energia, dovuto alle tensioni internazionali»: stabilità per lattughe e scarole, addirittura in discesa i prezzi dei pomodori (-6-7%), in crescita alcune referenze stagionali come peperoni, zucchine, melanzane, fagiolini, asparagi e carciofi, con aumenti medi compre Indice dei costi al consumo Loreno Rossi II valore percentuale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente Il valore percentuale rispetto al mese precedente Valentino Di Pisa si tra il 5 e il 10%. «Anche in una fase di fisiologica volatilità dei prezzi agricoli – spiega il presidente Marco Marcatili – la piattaforma bolognese continua a svolgere una funzione fondamentale di equilibrio e trasparenza del mercato. Gli aumenti registrati su alcune colture risultano più contenuti rispetto alle dinamiche nazionali». Del doman, però, non v’è certezza.
Francesco Moroni, Il Resto del Carlino 25 maggio 2026