Il presidente di Confcommercio sul Corriere della Sera: “Il salario non si decide per decreto, ma nasce dalla contrattazione collettiva, quella vera, delle organizzazioni che rappresentano davvero lavoratori e imprese”.
Presidente Sangalli, come giudica il decreto “Primo Maggio” dal punta di vista di ConfCom?
“Va nella direzione giusta, perché interviene su un nodo fondamentale come l’accesso e la permanenza al lavoro di giovani e donne. Ma soprattutto riconosce che il salario non si decide per decreto, ma nasce dalla contrattazione collettiva, quella vera, delle organizzazioni che rappresentano davvero lavoratori e imprese”.
Cosa pensa del meccanismo previsto dal decreto in caso di mancati rinnovi contrattuali?
“È positiva l’attenzione a evitare automatismi rigidi, perché i contratti sono il frutto di un confronto e non di formule predefinite”.
Sul dumping registra passi avanti?
“Sì, il punto-chiave è affermare che il lavoro di qualità si costruisce con i contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Nella stessa direzione va il riordino dei contratti realizzato dal Cnel sotto la guida del presidente Renato Brunetta, che introduce trasparenza e consente di distinguere meglio tra contratti realmente rappresentativi e contratti marginali”.
Cosa manca adesso?
“Completare il percorso con strumenti concreti: la certificazione della rappresentatività, la tracciabilità dei contratti applicati e controlli più efficaci”.
Cosa non le piace del decreto?
“Mi limito alla misura che prevede incentivi per l’assunzione dei giovani under 35 che, per ora, sono a termine. Speriamo che i margini di bilancio consentano di renderli strutturali”.
È ripartita la concertazione?
“Abbiamo avuto una stagione di dialogo intenso e collaborativo con il governo e i sindacati, nel rispetto dei ruoli, e questo ha consentito di raggiungere alcuni obiettivi condivisi: contrastare il dumping contrattuale, riconoscere l’autonomia delle parti sociali e avviare un percorso di maggior sostegno al lavoro”.
Cosa succede adesso?
“Stiamo intensificando gli incontri con i sindacati e le altre organizzazioni datoriali per rinnovare i modelli contrattuali — e mi riferisco agli accordi sulla rappresentanza del 2015 e sul modello contrattuale del 2016 — percorso che contiamo di chiudere entro l’estate. Questo, per dare una duplice risposta: rendere le buste paga più pesanti e chiudere i contratti entro e non oltre la scadenza, come ad esempio quello dei dirigenti del terziario chiuso a novembre 2025, in forte anticipo rispetto alla sua naturale scadenza” .
tratto dal Corriere della Sera 4 maggio 2026
di Antonella Baccaro
