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Il proprietario della storica Torre Prendiparte

Giovanardi: «Papà la comprò e ne diventai proprietario a 18 anni. Facevo le gare di Regolarità e avrei preferito una moto, ma poi me ne sono innamorato»

Matteo Giovanardi, dopo otto secoli la sua torre medioevale è stata conquistata. Ci ha pensato Andrea Bonzi, a scalare la Prendiparte, un simbolo della città. «l’ho definito un assalto ghibellino a una proprietà guelfa. cercando di dare a un gesto sportivo anche un significato tra il romantico

e lo storico. In effetti è stata una conquista pacifica e concordata. Ho apettato Andrea sul terrazzo, lassu’ a sessata metri, e abbiamo brindato insieme all’impresa». Perché di impresa si è trattato: nessuno era mai salito lungo i muri esteni di un edificio così particolare.Una prima, assoluta. Una torre non offre gli appigli di una parete di roccia, bisogna lavorare con la forza delle braccia e la presa delle dita, i piedi cercano soprattutto aderenza. Andrea e i ragazzi della ssociazione “Occhialinirosa” hanno fatto le cose per bene, quanto a preparazione e comunicazione».

Perché ha deciso di accettare la loro proposta? “Perché ilfuturo è dei giovani. e mi è parso giusto di assecondare il loro entusiasmo. Abbiamo costruito insieme, progressivamente questo progerto di ascesa esterna della torre, togliendo qualche elemento più chiassoso e puntando all’essenza della sfida. Ho cercato di dare un senso quasi meta fisico a un gesto sportivo eccezzionale: costruisco una torre perché voglio elevarmi andare verso l’alto, ridimensirmare i problemi che a terra .sembrano insormontabili. l’ impresa e andata a buon fine, uscirà anche un documentario.

Mi piace far vivere e conoscere queste strutture. dando loro un senso nuovo. Qui non puoi fare solo musica barocca. legge poesie del Guinizelli o di Cavalcanti: bisogna fare anche qualcosa di contemporaneo, sempre nel rispetto del luogo». Del resto, nella storia della sua famiglia ci sono pionieri dello sport. ,,Il mio nonno materno era Antonio Pezzoli, il primo asso delle gare di ciclismo che si correvano in un tripudio di folla ai Giardini Margheerita, in Momagnola e sullas pista del Veloce Club, fuori porta Mascarella. Propio in Montagnola battè il record taliano di velocità, oggi il suo velocipede è in mostra al Museo Civico industriale Davia Margellini».

Lei, invece, che rapporto ha avuto ed ha con lo sport? ,Sono un incostante per natura ma ho praticato da bambino pallacanestro e calcio di cortile, giocavo con il mio amico Alessandro Alberani.. Amo il il ricordo di uri calcio che non c’è più, anche perché mio cognato, ìl marito di mia sorella. era il grande arbitro Gigi Agnolin». Torniamo alla Prendiparte. Come si diventa proprietari di una torre? “Mio padre l’ha acquistata nel 1972, sconsigliato e criticato dagli amici. Decise di intestarla a me a mia insaputa. Scoprii di essere proprietario di una torre un anno dopo, al compimento dei miei 18 anni. Di torri ne sapeva poco.

Ha imparato presto e bene. Dopo 54 anni, tracci un bilancio: più oneri o onori? «C’eè la responsabililà di gestire un monumento storico che non ottiene contributi pubblici, quindi va mantenuto. conservato e preservato.Non impari come si gestire una torre comprando un manuale in libreria. Ci sono dinamiche legate al mondo del turi.smo, i rapporti con le università, perché qui sono coinvolte geologia chimica, filosofia, architetti ingegneria. Una torre diveta laboratorio di tante scienze. In un quarto di secolo ho potuto contattare tanti ospiti, dalla coppia giovane che cerca un viaggio romantico ai premi Nobel.

ln otto secoli ha avuto tante vite, la Prendiparte. Lo ha fatto anche lei. «Ci ho messo sette anni, in un momento della vita in mi ero da solo a curare ferite. La torre in questi casi è iI riparo perfetto: offre quello che stai cercando. La Garisenda se la passa male, Asinelli oggi non può essere visitata. Tempi difficili per questo monumento simbolo? In una città iconoclasta come Bologna, che ha distrutto tutto ciò che avevi di romantico, le torri sono le sentinelle più antiche della città. Testimoniano in un momento splendente quando tra Ducento e Tre cento era la quinta in Europa per abitanti, ne aveva più di Londra e di Parigi. Hanno visco cambiare tutto in un attimo, ma resistono col giusto distacco. Saggezza tipica di chi ha una certa età,,.

Corriere Bologna, 24 aprile 2026

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