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Torre, lavori a rilento. Fondi Pnrr a rischio. Lepore corre ai ripari «Ce li metteremo noi»

Summit al ministero, il Comune: «Possiamo sborsare uno o due milioni». Nuova rotazione, interventi da rivedere. «Pensiamo al bene della Garisenda»

La linea del Comune è chiara: quando si parla della Garisenda non si può rischiare. Perdiamo i fondi del Pnrr, perché i tempi si allungano, vista la nuova rotazione verso via Zamboni che va monitorata? Pazienza. Il sindaco Matteo Lepore, poche ore dopo il summit tecnico al ministero della Cultura per discutere del nuovo cronoprogramma e le nuove ’anomalie’ tecniche, rilascia un’intervista a Dedalus su ètv e rassicura: «Se possiamo usare i cinque milioni del Pnrr, in parte o tutti, lo faremo. Se dovremo sostituirli con altri fondi del ministero, bene. Sennò non sarà un problema l’uno o i due milioni che il Comune deve mettere. Abbiamo raccolto 20 milioni, ci bastano per l’intervento che dobbiamo fare». Per il primo cittadino gli obiettivi restano confermati: «Risolveremo il problema Garisenda entro il 2028. La torre si è sempre mossa, ma è il come si muove che ha destato preoccupazione due anni fa, perché sono stati registrati movimenti irregolari». Da qui, spiega da cosa potrebbero derivare eventuali ritardi: «Gli interventi programmati servono a renderla stabile, in particolare la sua base. Nelle ultime settimane abbiamo notato un ritorno indietro della torre rispetto al movimento scorretto che stava facendo. Parliamo di un millimetro, è un movimento positivo: sta ringiovanendo la torre, si sta riducendo la possibilità di un’inclinazione negativa», entra nei dettagli il primo cittadino.
Qual è allora il nodo? «Dobbiamo rivedere i calcoli e riparametrare gli interventi, ma ciò richiede una programmazione diversa dei lavori. Non bisogna avere fretta», avverte il sindaco. Insomma, «quando toccheremo la Torre, dobbiamo metterla in sicurezza con i tralicci da Pisa. Quando faremo le iniezioni alla base di malta, non possiamo sbagliare. Dovremo fare dei test e riparametrare», prosegue. «Al di là questioni burocratiche, dobbiamo fare bene alla Torre. Se dobbiamo ritardare di tre me si, cambiare tecnologie o rivedere gli interventi perché la reazione della Torre lo impone, non possiamo guardare in faccia a nessuno. Con Roma concorderemo questi interventi, ma c’è un atteggiamento positivo», conclude il primo cittadino.
La palla ora è in mano al Comune. Il ministero, infatti, ha dato fino al 20 ottobre a Palazzo d’Accursio per ripresentare la nuova programmazione dei lavori. Ieri la delegazione di tecnici ed esperti comunali ha, infatti, bussato al ministero della Cultura. Il team guidato dalla dirigente del dipartimento Manuela Faustini e da Raffaela Bruni, alla guida del Comitato per il restauro, ha presentato quanto emerso dal monitoraggio, con la «rotazione positiva della torre verso via Zamboni». Ai tecnici ministeriali è stato quindi proposto un nuovo cronoprogramma dei lavori «che potrebbe incidere sulla rigidità delle procedure Pnrr». Ministero e Comune faranno ora un approfondimento «per capire se è possibile, ed in quali termini, rimodulare il finanziamento Pnrr, eventualmente anche riducendolo». In ogni caso si procederà con il nuovo cronoprogramma. L’uso di un finanziamento Pnrr «soggetto a stringenti limiti temporali si è rivelato non adeguato alla luce del perfezionamento delle indagini e delle campagne di monitoraggio, che suggeriscono di svincolare i lavori da scadenze amministrative», segnala Palazzo D’Accursio. «Questo per la stessa natura dell’intervento di messa in sicurezza, che non ha una regola d’arte definita, e definibile, in partenza», è la spiegazione. L’obiettivo, assicura ancora l’amministrazione, «resta quello di fare il bene della Torre e procedere con tutte le cautele necessarie anche modificando il progetto». Se questo dovesse comportare la rimodulazione o riduzione dei fondi Pnrr, la loro sostituzione con altre fonti di finanziamento, o il non potersene avvalere, il Comune «farà fronte agli investimenti ulteriori necessari». Parole che fanno insorgere l’opposizione di centrodestra. Per l’eurodeputato FdI Stefano Cavedagna la Garisenda «è un simbolo della città e l’immobilismo e l’incapacità di questa giunta non sono altro che ulteriori sintomi della loro irresponsabilità.
Lepore sarebbe capace persino di far cadere la Torre». «La Garisenda continua a muoversi e questo fa solo temere un elemento: il crollo», sentenzia la forzista Erika Seta.

ros. carb., Il Resto del Carlino, 10 ottobre 2025

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