Le priorità per gli interventi di prevenzione, il sindaco: «Saremo pronti»Focus sul Ponte della Motta
Le immagini del Ponte della Motta che cede sotto la furia dell’Idice, tra Budrio e Molinella, sono ancora lì. Indelebili. Ancora più forte è il dolore che non se ne va per chi ricorda Simone Farinelli, morto a vent’anni appena, travolto dalla piena dello Zena, a Pianoro. Poi ci sono la paura e il terrore di quella notte, tra il 19 e il 20 ottobre, quando l’acqua è uscita dai tombini, dai garage, dai portoni di casa e Bologna si è svegliata fragile davanti alla forza straripante del suo torrente sotterraneo, che ha spinto contro la parete del canale tombato fino a esondare e a martoriare la città. Ponte della Motta, Val di Zena, Ravone. Tre osservati speciali nel calderone dei tanti lavori legati alla ricostruzione, tre nodi da sbrogliare. E se nel primo caso «l’indicazione è quella di una ricostruzione più veloce e meno impattante possibile», per gli altri due «le tempistiche non possono essere certe». Servirà aspettare. «Sono già stati fatti molti interventi di ricostruzione, sistemazione e messa in sicurezza», sintetizza il sindaco Matteo Lepore, in riferimento soprattutto ai rattoppi effettuati nei quattro punti rimasti scoperti dopo il disastro del 2024: via Zoccoli, via Brizio, via Andrea Costa e via Montenero. «Ora serve un progetto di adattamento e di modifica strutturale per la tenuta del territorio – prosegue Lepore –. Vogliamo assolutamente proteggere la Val di Zena, così come intervenire sulla rete dei canali e dei torrenti: entro ottobre vogliamo i progetti pronti». I due piani speciali saranno finanziati, assieme ad altre opere considerate prioritarie in Emilia-Romagna, con la prima tranche del miliardo messo a disposizione dal Governo per la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico: «Entro ottobre dobbiamo consegnare la lista delle opere per i primi 500 milioni», conferma la Regione. Sui tempi, come detto, regna la prudenza, perché «si tratta di interventi complessi: casse di espansione e vasche di laminazione, su cui serve predisporre una serie di attività prodromiche, prima di vedere le ruspe sugli argini». «Dare oggi dei tempi sull’avvio di opere così complesse è inopportuno, perché rischieremmo di dare tempistiche non attinenti alla realtà».
Sul Ponte della Motta, invece, la strada pare già decisamente tracciata: l’intervento è finanziato dal commissario alla ricostruzione Fabrizio Curcio per 40 milioni. In nome della tempestività si è scelto di ricostruire il ponte lì dov’era, riutilizzando parte del materiale fuoriuscito dalla rotta dell’Idice e che ancora di trova nelle campagne circostanti. «I nuovi obblighi normativi hanno richiesto che il nuovo ponte sia più alto del precedente di oltre quattro metri – spiegano i tecnici – e non potendo avere appoggi né in alveo né sugli argini, la lunghezza netta è diventata di 208 metri rispetto agli 80 precedenti, al di fuori dei quali saranno realizzate le spalle, che dovranno sopportare le 3.500 tonnellate della struttura. Struttura ad arco che sarà alta 30 metri al di sopra della nuova piattaforma stradale, mentre aumenterà la larghezza della strada». A breve partirà la Conferenza dei Servizi, prima della progettazione esecutiva e della gara d’appalto per i lavori prima dell’estate, in modo da essere operativi con i cantieri a inizio 2027 e completare i lavori entro il 2029.
f. m., Il Resto del Carlino – 15 maggio 2026