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Un Pignoletto da urlo «Più consumi locali»

Cavazza Isolani, presidente del Consorzio Vini Colli Bolognesi: «È l’obiettivo» Una buona vendemmia in qualità fa ben sperare per il mercato interno

Sui Colli bolognesi una buona vendemmia , soprattutto in qualità – perché la quantità è scarsa, in alcuni casi scarsissima – fa ben sperare in una ripresa dei consumi di Pignoletto Docg, la referenza enoica più famosa di queste terre. Qui il Grechetto gentile (nome dell’uva, mentre Pignoletto è una località in comune di Valsamoggia) è coltivato da sempre, fin dai tempi degli Etruschi, nelle tenute che erano una volta le residenze collinari delle famiglie nobili bolognesi. Oggi le colline a sud e a ovest di Bologna, con diverse altitudini, terreni e microclimi producono 1 milione e 500mila bottiglie all’anno, tra ’Colli Bolognesi Pignoletto Docg’ (oltre 1 milione di bottiglie, il 90% tipologia Frizzante e Spumante) e ’Colli Bolognesi Doc’ tra cui rossi internazionali quali Cabernet Sauvignon e Merlot o la più tipica Barbera. La base produttiva, associata nel Consorzio Vini Colli Bolognesi, associa un centinaio di cantine, in larga parte a conduzione familiare. Il Consorzio tutela la denominazione, promuove e valorizza il territorio, controlla l’intera filiera. «Se guardiamo indietro – spiega il presidente Francesco Cavazza Isolani – vedo un quadro difficilissimo. Il nostro territorio è, per la maggior parte, rappresentato da piccoli artigiani del vino, che hanno visto il loro unico canale di vendita, l’Horeca, chiudersi da marzo del 2020 fino alla prima parte del 2021. Adesso tutto sta ripartendo, vedo segnali positivi dal turismo, i ristoranti sono pieni. Puntiamo molto sul mercato locale e interno».

Sì perché Bologna è un grande capoluogo di regione e provincia che fa fatica a bere i propri vini.«In effetti è così. Bologna per noi è un territorio da conquistare, se qui si bevessero i vini del territorio come fanno, chessò, a Verona o Firenze, dovremmo piantare nuove vigne. E la situazione è migliorata rispetto a vent’anni fa».

Spieghi.«Oggi in quasi tutti i locali ci sono i nostri vini e in questo ci aiutano gli stranieri che quando si mettono a tavola chiedono i vini del posto. Il Prosecco lo bevono in Veneto, qui chiedono le nostre bollicine». Cosa state facendo? «Stiamo operando molto per rafforzare la comunicazione, per far conoscere al meglio i nostri prodotti, lavorando sul consumatore finale. Le bollicine del Pignoletto esprimono alta qualità, sono versatili, da aperitivo a tutto pasto, hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo».

Quindi?«Puntiamo ad incrementare i consumi locali. Abbiamo rinnovato il format della Mostra assaggio che si svolgerà a fine ottobre in una sede storica con due sessioni una aperta al pubblico e una per operatori professionali. In autunno organizzeremo una serie di serate a tema per ristoranti, enoteche e wine bar. Vogliamo far capire la differenza qualitativa tra il vino delle nostre colline e quello di pianura».

Lorenzo Frassoldati, Il Resto del Carlino – 12 settembre 2021
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