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Bar e locali, stop da domani. La rabbia è servita al tavolo

Ascom: «Restrizioni ingiuste, vanno punite le situazioni senza controllo» Il governatore: «Questo saliscendi non serve. Limitazioni uguali per tutti»

Eravamo rimasti a poco meno di tre settimane fa, quando l’Emilia Romagna era tornata finalmente in zona gialla, per la gioia di ristoratori e titolari di pub e pizzerie. La possibilità di restare aperti fino alle 18 ha donato una piccola, ma significativa boccata d’ossigeno a un settore che ormai da 12 mesi continua a essere sotto lo scacco del virus. Eppure, il barlume di speranza non è durato molto: da domani la regione torna ad assumere la colorazione arancione. Un altro stop che per molti si preannuncia fatalmente inevitabile a causa dell’indice Rt sopra la soglia di 1. Era nell’aria da qualche giorno, ma la decisione arrivata ieri pomeriggio è tuonata in maniera prepotente, gettando tanti operatori nello sconforto. Confcommercio Ascom continua a restare al fianco dei propri associati, con il direttore Giancarlo Tonelli che raccoglie le grida d’aiuto: «L’aspetto sanitario continua a venire sempre al primo posto, ma riteniamo non ci sia bisogno di aggiungere nuove restrizioni. Tutti i rappresentanti del mondo del commercio hanno mantenuto atteggiamenti scrupolosi e rispettosi delle regole: forse è ora di rivedere le indicazioni per la zona arancione, inserendo la possibilità per i locali di restare aperti».

Un appello che nasce sotto le Due Torri e arriva fino a Roma, dove lunedì tra l’altro scenderanno in piazza davanti al Senato tantissime attività in protesta. D’altronde che lo scenario fosse preoccupante lo aveva chiarito anche il governatore Stefano Bonaccini al nostro giornale (parlando di un «rischio elevato»), che ora arriva a chiedere «un ripensamento delle fasce a colori», per mettere in piedi una «restrizione omogenea di qualche settimana. Questo saliscendi, alla luce delle varianti, forse va ripensato». Da domani, dunque, niente più clienti seduti ai tavolini. «Dopo quasi tre settimane di riapertura dei pubblici esercizi, sono sensibilmente calati sia i posti occupati in terapia intensiva, sia quelli nei reparti Covid – puntualizza il direttore di Ascom –. Avere bar e ristoranti aperti può diventare un utile strumento di prevenzione, permettendo alle persone di sedersi distanziate e seguire le regole, evitando situazioni dove il virus è invece libero di circolare». Coprifuoco esteso alle 24 e attività aperte fino alle 23: le richieste restano le stesse. Anche Claudio Pazzaglia, direttore di Cna, esprime le proprie considerazioni sulla decisione del ministero della Salute: «Questa storia dei colori ormai contribuisce soltanto a generare incertezza – sferza –: dover cambiare paradigmi e adeguarsi ogni due o tre settimane non aiuta nessuno. Serve un cambio di prospettiva, che possa donare maggiore chiarezza in un momento così difficile».

Francesco Moroni, Il Resto del Carlino 20 febbraio 2021

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