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«Aiuti immediati a commercio e turismo»

Intervista a Giancarlo Tonelli, direttore dell’Ascom: «Con i fatturati a picco rischiamo chiusure in massa nel terziario e una pericolosa crisi sociale»

Sempre più preoccupati. Sempre più in difficoltà. Facendo i conti con una crisi che non accenna a spegnersi. Messi in ginocchio dalla pandemia, molti operatori di turismo, commercio e terziario, avverte Giancarlo Tonelli, direttore dell’Ascom, «hanno gravi problemi di liquidità e rischiano di chiudere». Con il pericolo «che si inneschi un conflitto sociale da evitare nella maniera più assoluta».

Nessuna schiarita all’orizzonte? «Ci aspettano ancora tre mesi molto difficili. A partire già dalle prossime due settimane ‘arancioni’. Questo balletto continuo fra zone colorate e divieti vari impedisce la programmazione delle imprese e disorienta i cittadini».

Com’è andata a dicembre? «Per il settore del terziario c’è stata una debole boccata di ossigeno. Debole. Perché i numeri di quest’anno, rispetto al 2019, restano molto negativi».

Per esempio? «Il commercio segna un -25% di fatturato medio; bar e ristoranti -60%; alberghiero ed extraalberghiero -80%».

Previsioni per il 2021? «Temo che continuerà il blocco di attività fondamentali per il territorio. Penso per esempio al turismo: città d’arte, business, fiere, congressi. Molti eventi già spostati dal 2020 a quest’anno vengono ora riprogrammati al 2022».

Nessun passo avanti, in questi dieci mesi? «No. Sembrano passati inutilmente. Dal punto di vista della prevenzione sanitaria ci stiamo ancora muovendo con le stesse modalità di analisi di marzo».

Può spiegare? «Abbiamo capito ben poco sulla diffusione del virus. Si danno mille interpretazioni: una volta la scuola, un’altra gli autobus, poi i ristoranti, i bar, le discoteche, e ancora la famiglia, le vie dello shopping. Un caos. Intanto, in dieci mesi, le attività del terziario hanno avuto un danno economico enorme».

Come se ne esce? «Il punto è che nessuno ha il coraggio di dire che non ci sono le condizioni per capire le modalità di diffusione del Covid. Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di dire ai cittadini la verità. E invece si continua con questo insensato balletto dei divieti e delle chiusure a singhiozzo».

Quali sono le possibili soluzioni? «Per bar e ristoranti, per il settore turistico e per il commercio chiediamo interventi immediati per arrivare a maggio. Quando speriamo, anche grazie al vaccino, che si comincerà a vedere la luce in fondo al tunnel».

Non crede che le cose possano migliorare un po’ prima? «La pandemia continua il suo percorso. E per i prossimi cento giorni non credo che il vaccino riuscirà a incidere sulla vita e le scelte di imprese e famiglie. Insomma, dovremo convivere ancora con questa situazione».

Quali interventi ritenete necessari? «Risarcimenti del 75% sul mancato fatturato per tutte le imprese che hanno subito danni».

Bocciate, quindi, i ristori? «I ristori hanno coperto un 15% del mancato fatturato. Siamo ben lontano da dati che permettano alle aziende di riprendersi».

Insomma, guardate a Francia e Germania. «Passare dalla politica dei ristori ai risarcimenti può evitare che alla crisi sanitaria e a quella economica si aggiunga una pericolosa crisi sociale».

Altre misure di sostegno alle imprese? «Proroga della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali».

Fino a quando? «Chiediamo di spostare il termine dal 30 marzo al 30 giugno».

Pensate anche a interventi dal punto di vista fiscale? «Occorre la rateizzazione automatica dei debiti tributari: Iva, Irpef, tributi locali. Per almeno dodici mesi, senza sanzioni e interessi. E la neutralizzazione degli Isa, gli indicatori sintetici di affidabilità, cioè il rating delle aziende».

Vi rivolgete al Governo. «L’appello è in primo luogo a Roma. Ma chiediamo che anche gli enti locali, dalla Regione in giù, facciano la loro parte. Servono interventi urgentissimi. Ora, non fra qualche mese. Allora sarà troppo tardi».

Dal punto di vista del commercio, quali sono le previsioni per gennaio-febbraio? «Pur con le promozioni di questo periodo e con i saldi che partiranno il 31 gennaio, si teme un dato negativo rispetto all’anno scorso. Tutto, purtroppo, è complicato dalla difficoltà di confrontarsi con ordinanze e Dpcm ormai a cadenza settimanale».

Luca Orsi, Il Resto del Carlino, 9 gennaio 2021
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