Il presidente Confcom : penalizzata l’innovazione
Sono due gli scenari possibili per l’economia italiana che, secondo Confcom, possono emergere dopo l’inasprirsi dei conflitti internazionali. Ed entrambi lasciano spiragli di ottimismo, purché si intervenga su quei nodi strutturali che il presidente Sangalli sintetizza con il neologismo «fiscocrazia». «Le tensioni internazionali alimentano incertezza, frenano la domanda e colpiscono soprattutto le imprese più legate al territorio e ai consumi delle famiglie – ha detto Sangalli, aprendo la prima giornata del Forum Confcom, a Roma -. E quando si fermano i consumi, si ferma il cuore della nostra economia». «In caso di conflitto breve e con il prezzo del petrolio a 100 dollari al barile fino a giugno, si perdono un paio di decimi di Pil e di consumi, l’occupazione rallenta moltissimo, però tutto sommato l’Italia ne esce bene» ha spiegato Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcom, illustrando l’analisi «La scommessa della crescita per superare la un’inflazione che a dicembre 2026 arriverebbe al 6%. Maggiore inflazione vuol dire minori consumi, minore Pil. Si andrebbe a cavallo della recessione». In sintesi ogni famiglia perderebbe almeno mille euro di consumi in termini reali nel biennio. Ma il rallentamento della crescita, ha puntualizzato Sangalli non è imputabile agli snock internazionali, ma a fattori strutturali interni, presenti da decenni. In particolare alla “fiscocrazia” (l’eccesso di tasse e burocrazia che riduce l’orizzonte di crescita) che «penalizza l’innovazione e limita la propensione al rischio imprenditoriale». A questo, si sommerebbero tre fattori strutturali: meno capitale per occupato, contrazione dell’offerta di lavoro e riduzione delle competenze. Sul fronte demografico, secondo l’analisi, il Paese ha perso circa 9 milioni di giovani under 30 Iispetto agli anni ’80, con «effetti diretti sulla capacità produttiva». La leva principale per contrastare il declino, per Confcom, è l’aumento della partecipazione femminile al lavoro: «un allineamento ai livelli europei consentirebbe circa 290 mila occupate in più all’anno per il prossimo decennio». Ma Sangalli richiama l’attenzione anche sul dumping sociale in atto, tema che sarà al centro di uno dei dibattiti di oggi.
Antonella Baccaro, Corriere della Sera 15 aprile 2026