Il presidente: puntiamo sulla reputazione internazionale. Io riconfermato? Decidono i soci
BolognaFiere chiude il bilancio 2025 con il fatturato che supera i 300 milioni di euro, 306,7 per l’esattezza, e un 12% in più rispetto all’anno precedente. Era un traguardo già annunciato, ma quello che fa parlare di record è l’insieme dei conti «che evidenziano, — parole del presidente Gianpiero Calzolari — la validità del nostro modello industriale e la capacità di rafforzare la redditività». Altri numeri significativi sono l’utile di 13,4 milioni (3,5 volte in più dal 2024), un ebitda di 52,5 milioni (+19%) e una posizione finanziaria netta pari a 55,2 milioni (+ 12,8 milioni rispetto al 2024). Presidente, che significato hanno queste cifre. alla scadenza del suo mandato? «E una prima sintesi del lavoro fatto. Abbiamo iniziato questa avventura nel 2017 e da allora abbiamo triplicato il fatturato.Ogni anno una svolta». L’ad Antonio Bruzzone non ha nascosto che vorrebbe essere riconfermato. Lei non si sbottona? «Non lo faccio mai. Decideranno i soci all’assemblea del 28 aprile che rinnoverà i vertici. So solo che i soci sono soddisfatti». Quali sono le tappe che più hanno contribuito al risultato? «Abbiamo costruito da zero un comparto allestimenti che da solo fattura 185 milioni, riportato in utile sia il gruppo che la capogruppo (questa con 99,2 milioni di ricavi e 7,9 milioni di utile ndr), poi c’e stata la quotazione in borsa. Abbiamo, ancora, investito 200 milioni per il rifacimento del quartiere e ad autunno avremo il nuovo padiglione multifunzionale. Investiti, ancora, 5o milioni in acquisizioni e partecipazioni». Anche il calendario fieristico è stato incrementato? «Abbiamo raddoppiato il numero di presenze, le società del gruppo hanno organizzato quasi 8o eventi in Italia, a Bologna e in giro per il mondo e noi abbiamo ospitato circa 6o manifestazioni fieristiche, e tra centro Congressi ed Europauditorium ci sono stati 320 giorni di occupazione. Ha fatto leva soprattutto un elemento». Quale? «La reputazione internazionale. Abbiamo fiere come Cosmoprof, Zoomark, Marca e la Fiera del Libro donate dagli Usa all’Asia. Bologna è una città snodo, con infrastrutture in grado di connettere con il mondo, a partire dall’Aeroporto, ma non è una capitale europea. Per essere accreditata a livello internazionale come una piazza commerciale, bisogna che la Fiera dimostri di non essere solo una passerella ma una vera opportunità di business. L’internazionalità è la precondizione per continuare a crescere». Aspirate, quindi, a crescere ulteriormente? «I presupposti ci sono. Conti in ordine, sappiamo produrre cassa, la situazione economico-patrimoniale solida permette di programmare altri investimenti. E un ottimo momento per la Fiera, direi anche per la città. pensiamo solo agli effetti sull’indotto…» C’è un calcolo recente riguardo l’impatto economico sulla città? «Anni fa si parlava di un milione di euro ma la cifra sarà decisamente aumentata. Non si tratta solo di alberghi, ristoranti, negozi o di infrastrutture rinnovate, ma anche di nuove competenze. Come quelle, per esempio, legate agli allestimenti, ai fornitori di servizi».
A proposito di accoglienza, oggi apre il Cosmoprof con 200-300 mila persone che si muovono… La città è preparata? «Intanto il problema cantiere è stato in parte risolto, le *** strade nell’area intorno alla Fiera sono più libere…Sono tre giorni comunque molto intensi». Gli operatori vengono da tutto il mondo, con le guerre in atto non ci sono state disdette? «Al momento no. Nemmeno negli alberghi, malgrado la difficoltà a viaggiare. Qui vengono imprenditori ed è chiaro che la situazione internazionale, le incertezze e il caro energia preoccupano tutti». Le imprese continuano ad avere fiducia nelle Fiere? «Dopo il Covid eravamo allarmati, invece è successo tutto il contrario: i distretti industriali hanno ricominciato a puntare sulle fiere, tanto che i numeri sono cresciuti rispetto al pre-covid. L’incontro nelle fiere qualificate e internazionali, è uno strumento utile soprattutto per comparti in affanno. Poi sul web si sono create vere e proprie comunità in contatto tutto l’anno. La prima è stata proprio quella del Cosmoprof». Tornando al bilancio, quest’anno non avete superato Milano? «Milano ha fatto di più, ma aveva il traino delle Olimpiadi. Non è una gara ma l’importante è stare sul podio: e ci siamo noi, Milano e Rimini. Noi, però, manteniamo il primato dell’internazionalità».
Luciana Cavina, Il Resto del Carlino – 26 marzo 2026