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Spopolamento, l’analisi di Tonelli. «In trent’anni commessi molti errori. È il momento di invertire la rotta»

Il direttore di Ascom dopo le parole del cardinale Matteo Zuppi: «Perdita di giovani segnale allarmante Tra caro-affitti e negozi che chiudono

«Bisogna prendere atto che negli ultimi trent’anni sono stati fatti degli errori: va invertita la rotta e va fatto ora». Parola di Giancarlo Tonelli, direttore generale Confcommercio Ascom Bologna, che interviene sullo spopolamento del centro storico. Un centro sempre più povero di bambini e giovani e dove non solo i negozi ma anche le chiese sono in affanno: nemmeno un bimbo, quest’anno, si è iscritto al catechismo su tre parrocchie tra Santo Stefano e Strada Maggiore «II nostro centro rischia di diventare una vetrina vuota», ha detto al Carlino il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, tra i problemi di mobilità, degrado, caro affitti e calo demografico.

Tonelli, condivide le parole di Zuppi?

«L’analisi del nostro arcivescovo sul centro è quella che noi facciamo da anni. II cambiamento viene da lontano, dagli anni ’80 e ’90, quando, da un lato, si scelse di creare un policentrismo dal punto di vista urbanistico per decongestionare il centro e dotare di servizi, sport e cultura anche le periferie, e, dall’altro, col decreto Bersani si liberalizzarono le licenze del commercio: chiunque poteva aprire una attività senza più sostenere esami e controlli».

Questo cosa ha comportato?

«Si è passati da un centro storico polo di attrazione multifunzionale, dove si viveva e si acquistava, a un centro monofunzionale, dove si trascorre il tempo libero. Il centro ha perso la sua identità residenziale ma anche lavorativa, perché gli uffici si sono trasferiti fuori».

E intanto è cresciuto il turismo.

«Sì, e per fortuna. Basta con il demonizzare i turisti. Questo non significa che, rispetto ai nostri valori, non ci allarmi il dato di zero iscritti a catechismo in alcune parrocchie, anzi, è un segnale preoccupante, ma faccio notare che se non fosse stato per i turisti, che in qualche modo hanno compensato quel vuoto lasciato dal calo di residenti, negli ultimi dieci anni avremmo perso molti più negozi».

Cosa troviamo oggi al posto dei negozi?

«Molti posti, specialmente quelli nelle vie laterali, sono stati trasformati in garage o addirittura in monolocali al pianterreno».

E poi c’è il caro affitti.

«Appunto. Tra la decrescita di abitanti e la perdita di attività in centro, non c’è molto da meravigliarsi se poi le famiglie scelgono di andare a vivere fuori, nei comuni limitrofi, dove hanno più servizi e spendono meno».

Come si può intervenire?

«Il problema che ora abbiamo di fronte nasce da una somma di elementi: degrado, microcriminalità, negozi che fanno fatica a restare aperti, uffici postali chiusi, il decentramento dei servizi. Tutta una serie di concause che si uniscono al calo demografico generale. Invertire la rotta si può, tutti insieme, come comunità, nessuno escluso: bisogna tornare a poter programmare le attività, in direzione contraria alla liberalizzazione: i Comuni devono creare le condizioni perché sia possibile regolamentare, e devono esserci esperti del settore dedicati a questo. Lo stesso vale per gli studenti universitari e i flussi turistici. E il tema affiti va rivisto così da calmierare certe situazioni».

Chiara Gabrielli, Il Resto del Carlino – 4 marzo 2026

Giancarlo Tonelli, Direttore Generale Confcommercio Ascom Bologna

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