L’ad Averardo Orta: «Come Dalla siamo nati qui e poi siamo piaciuti anche altrove.
Organizziamo tanti viaggi studio all’estero, un’occasione per arricchirci»
La volontà di essere radicati sul territorio, ma guardare al mondo intero. E il parallelismo che lega la poesia di Lucio Dalla, che trae linfa dalla sua Bologna, a un welfare di comunità, fatto di reti assistenziali con istituzioni, terzo settore e privato, oltre a una distribuzione capillare sul territorio. Il Consorzio Ospedaliero Colibrì nasce nel 2009 e oggi rappresenta una realtà di 24 strutture operanti nel settore della sanità e dei servizi sociali: 1.153.768 prestazioni ambulatoriali effettuate, 8.071 operatori, 2.635 posti letto autorizzati, 326.000 utenti serviti. E un lavoro che «permette ai consorziati di concentrarsi sulla cura personalizzata dell’utente dal punto di vista sanitario, assistenziale, riabilitativo e socio sanitario». Così ‘Futura’ diventa una metafora per la ricerca e l’innovazione, ‘L’anno che verrà’ riprende l’obiettivo di un miglioramento continuo, ‘Piazza Grande’ esprime perfettamente il concetto di welfare di comunità e rete territoriale integrata, ‘Anna e Marco’ racconta servizi socio-educativi lungo le età della vita, ‘Caruso’ rispecchia l’umanizzazione della cura.
Averardo Orta, ad del Consorzio Colibrì, come mai avete aderita alla serata in nome di Lucio Dalla?
«Il Consorzio Colibrì promuove l’iniziativa ‘Liberi’, la notte in musica dedicata a Lucio Dalla, perché va nella direzione di mettere in luce la figura di un grande bolognese. Un mito della nostra città, un cantautore unico. Noi abbiamo all’interno del Consorzio una rete di strutture che vanno anche fuori da Bologna, anche se nasciamo in questa città». Ci dica di più. «A Bologna abbiamo una grande quantità di consorziati: Fondazione Ant, Fondazione Sant’Anna e Santa Caterina, Casa di cura Toniolo, Villa Bellombra, Villa Ranuzzi e tante, tante altre realtà». Quale il paragone con Dalla, dunque? «Siamo nati a Bologna, come Lucio, e come Dalla abbiamo fatto partire da qui la nostra iniziativa di aggregazione, che sta avendo successo e ha raggiunto tutto il territorio dell’Emilia-Romagna. È un bel parallelismo con un musicista partito da una cantina con Nardo Giardina della Doctor Dixie Jazz Band e diventato un’icona mondiale. Ci piace sottolineare questa capacità dei bolognesi di essere local e global e con sguardo rivolto anche fuori».
Avete progetti che guardano all’estero?
«Il Consorzio organizza e prende parte a viaggi studio. Praticamente tutti gli anni organizziamo tour con professionisti legati al Consorzio, per lo più medici, ma anche amministratori, andando a intercettare tutte quelle realtà internazionali che possono essere di ispirazione per le attività dei consorziati».
Qualche esempio?
«Siamo stati in Texas, negli Stati Uniti, dove c’è un consorzio simile a noi, con struttura comunque più grande. Siamo andati a vedere come mettono a frutto questa idea di aggregazione di soggetti che rimangono indipendenti e liberi, ma che sfruttano le economie di scala».
Poi?
«Poi siamo stati in Giappone, dove abbiamo potuto vedere una strutture molto avanzata che si occupa di assistenza agli anziani con disturbi cognitivi. È gestita dalla Namco, la famosa compagnia che realizza videogiochi e fa anche prodotti specifici per anziani con malattie neurodegenerative. È una struttura molto bella nei press di Tokyo. Abbiamo toccato con mano anche l’integrazione delle cartelle cliniche elettroniche nella pratica quotidiana del reparto».
Qualche altro progetto?
«Siamo stati a Barcellona. La Catalogna ha un sistema sanitario molto simile a quello italiano e al tempo stesso strutture nelll’ambito dell’emergenza-urgenza molto avanzate e già collegate con il fascicolo sanitario elettronico. Questo è estremamente importante. In più siamo stati a Stoccolma, in Svezia, al ‘Karolinska Institutet’, ed è stato molto interessante. Si tratta di uno dei fari mondiali della Sanità, famoso in tutto il mondo. Ci hanno fatto vedere vari dipartimenti chirurgici, psichiatrici e assistenziali. E l’anno prima siamo stati a Dubai in occasione del World Health Expo (noto anche come ‘Arab Health’, ndr). È la più grande fiera sulla Sanità nel mondo e abbiamo visitato gli ospedali universitari degli Emirati».
Quali considerazioni?
«Diciamo che si possono permettere le ultime macchine uscite, ospedali di vetro e di cristallo strepitosi, però è l’occasione da cui siamo usciti meno arricchiti».
Come mai?
«Perché tecnicamente sono più arretrati di noi e credo che questo sia il tema centrale». Insomma, tutte esperienza che vi hanno fatto crescere. «Noi manteniamo qui le nostre radici, le nostre strutture lavorano per il territorio e sono veramente local. Poi, come Dalla, siamo piaciuti. Abbiamo pazienti da tutta Italia che vengono a scegliere le strutture del Consorzio.
Francesco Moroni, Il Resto del Carlino – 4 marzo 2026