A febbraio Pil e consumi previsti in crescita
L’avvio del 2026 dà segnali incoraggianti per l’economia italiana, sia sul fronte della crescita sia dei consumi. «Il 2026 si apre in continuità con il graduale rafforzamento emerso nella seconda parte del 2025», segnala Confcommercio nella sua ultima analisi congiunturale. Le prime indicazioni segnalano infatti il recupero della fiducia di imprese e famiglie. A febbraio, secondo le valutazioni dell’associazione, l’economia dovrebbe continuare a espandersi, tenendo un ritmo dello 0,2% dopo lo 0,3% registrato a gennaio. E se proiettata sullo stesso mese di un anno fa la crescita è dell’1,3%.
«Cresce la fiducia e le famiglie ricominciano a spendere», ha spiegato il presidente di Confcommercio, Claudio Sangalli.
L’analisi è arrivata nel giorno in cui Istat ha confermato il dato sull’inflazione di gennaio. Il +1% fatto registrare a inizio anno è il dato più basso da dicembre 2024. Sulla crescita dei prezzi al consumo ha pesa soprattutto l’andamento dei prezzi dei beni alimentari, sia non lavorati (+2,5%) sia lavorati (+1,9%), ma anche dei servizi legati all’abitazione (+4,4%), i tabacchi (+3,3%) e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3%).
In generale a gennaio è calato il costo del carrello della spesa. Le stime preliminari infatti, ipotizzavano una crescita del 2,1%. Il dato definitivo si ferma invece all’1,9%. «Purtroppo, alcuni comparti produttivi continuano a soffrire di una bassa crescita. Proseguire e accelerare il percorso di riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese è e rimane la ricetta per rendere la crescita più robusta, duratura e diffusa», ha aggiunto ancora Sangalli.
La manifattura
«Allo stato attuale», nota l’ufficio studi di Confcommercio, «non preoccupano le moderate tensioni nel comparto alimentare, fenomeno diffuso nell’euro-area, né gli aumenti congiunturali registrati dagli energetici derivanti dai tradizionali aggiustamenti della componente regolamentata». Il caro-vita continua infatti a mantenersi sotto il 2%. «La riduzione del tasso d’inflazione nell’area euro potrebbe aprire spazi per un’ulteriore, seppur moderata, discesa dei tassi d’interesse di riferimento», continua l’analisi.
Segnali di recupero iniziano a vedersi anche nella manifattura dopo tre anni complicati. Benché a dicembre la produzione industriale abbia registrato un calo, seppur leggero, gli ultimi tre mesi dell’anno passato sono stati di segno positivo, rileva il centro studi di Confindustria. «C’è una risalita ma fragile», notano gli analisti di Viale dell’Astronomia. Inoltre a a gennaio l’indice pmi è migliorato lievemente, pur restando restando in area recessiva (48,1 da 47,9). Altre indicazioni incoraggianti arrivano dagli investimenti. Confindustria rileva una «tendenza favorevole» per quanto riguardagli impianti e macchinari. Più in generale, con l’inizio dell’anno « migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali».
Il quadro è in chiaro-scuro: «la dinamica dell’industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili». Un dei punti centrali è l’export che, con la nuova altalena della politiche commerciali statunitensi, resta «volatile».
Le stime
A guardare con fiducia alle prospettive del Paese è Oxford Economics i cui analisti hanno rivisto al rialzo, portandola allo 0,8%, la previsione di crescita per l’anno in corso. Giocano a favore dell’Italia «la maggiore stabilità politica, il consolidamento fiscale e i bilanci più solidi».
In prospettiva, aggiungono, l’inflazione contenuta a l’aumento del reddito nominale di circa il 3,5%, suggeriscono «n aumento del reddito reale, il che dovrebbe sostenere una crescita dei consumi privati di circa l’1%». Consumi che saranno il principale motore per il Paese.
Il Messaggero, 24 febbraio 2026