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Energia a peso d’oro «Pasta e farina più care»

Il presidente della Borsa merci, Filetti: «Aumenti contenuti tra 20 e 30 centesimi Valerio Veronesi (Camera di Commercio): «Nessuno si aspettava una guerra»

«Gli aumenti sulla pasta e sulla farina saranno di 20 o 30 centesimi, quindi contenuti ma necessari per coprire i costi delle aziende sul trasporto e sul caro bollette. II problema sarà capire la durata dell’emergenza, perché questo, secondo me, è solo l’inizio». Queste le parole di Valerio Filetti, presidente della Borsa merci, sulle possibili ripercussioni della guerra in Ucraina sulle tasche dei consumatori. «Alcune aziende – prosegue Filetti – sono passate da 90.000 a quasi 500.000 euro di bollette e i costi di trasporto sono aumentati del 25 per cento». Secondo il presidente della Borsa merci non dovrebbero esserci problemi legati alla reperibilità del grano duro, materia prima con cui si fa la pasta, mentre potrebbero esserci difficoltà legate all’importazione dell’olio di semi di girasole e del mais: «Come già sappiamo, Ucraina e Russia producono circa il 70 per cento della produzione mondiale di olio di semi di girasole e 70 milioni di tonnellate di mais. Inoltre, la semina del girasole va fatta in primavera, da marzo a maggio, e si teme un calo di produzione anche per i prossimi anni», rimarca Filetti.

«Per quanto riguarda il mais, invece, la soluzione ci sarebbe: importarlo da altri paesi, ma questo vorrebbe dire allargare nuovamente le chiusure sugli Ogm per non rimanere senza materia prima». «Mai avremmo creduto di poter assistere ai bombardamenti delle città e alla guerra in Europa. Ma abbiamo già avuto un altro impensabile, il Covid, e le aziende hanno reagito. Saremo nuovamente pronti quando la guerra finirà», spiega Valerio Veronesi, presidente della Camera di Commercio di Bologna, mentre analizza i dati più che positivi dell’economia bolognese nel 2021. Dati passati, ma che fanno sperare in un futuro migliore, nonostante l’emergenza, spiega sempre Veronesi: «La pandemia può essere considerata una sorta di allenamento per i prossimi tempi: nel 2021, Bologna, abbiamo registrato una crescita del Pil del 10 per cento, superando i livelli del 2019. La metà delle imprese ha investito di più che nel 2019. Inoltre, c’è stato il minor numero di cessazioni dal 2008. Dal 2012 non sono mai stati così pochi i fallimenti, 113». In crescita anche l’export, che l’anno scorso è aumentato del 25,9 per cento. «Se dovessimo chiudere la finestra a tre settimane fa, potremmo essere contenti della reazione delle imprese bolognesi alla pandemia»: questi numeri, secondo Veronesi, hanno un significato preciso: gli imprenditori si sono messi in gioco e hanno scommesso sulla ripartenza post Covid. «Nel caso in cui la situazione non si dovesse risolvere, ora sappiamo che le aziende si metteranno un po’ in letargo, per ripartire come hanno già fatto». Le esportazioni verso la Russia e Ucraina, ha ricordato il presidente, valgono 370 milioni di euro, circa il 3 per cento delle esportazioni totali. «So che essere positivi adesso potrebbe sembrare inopportuno – sottolinea Veronesi – ma il dato del 2021 che ha superato quello del 2019 era veramente impensabile. Ci dobbiamo nuovamente armare di pazienza. Con il Covid ne abbiamo avuta tanta, ma le Camere di commercio sono pronte a sostenere il sistema delle imprese», assicura il presidente.

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