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L’Appennino che non si arrende alla pandemia

La montagna ai tempi del Coronavirus nella lettera di una ristoratrice e dirigente Ascom al Presidente Postacchini. «Per rinascere dobbiamo sostenere i tanti progetti nati sul territorio»

Egregio Presidente Postacchini,

mi chiamo Cristina e sono un’imprenditrice della ristorazione. Dodici anni fa, decisi di cambiare vita realizzando un sogno nel cassetto: mia madre ed io aprimmo una piccola trattoria in Appenino.

Nel corso degli anni, ci siamo fatte conoscere ed apprezzare, nonostante le difficoltà che si incontrano puntando ed investendo in questo territorio. Già, perché la montagna è bella ed affascinante, tuttavia estremamente complessa.

L’anno appena concluso è stato davvero pesante, dal punto di vista emotivo, professionale ed economico. Se la pandemia ha colpito duramente le attività in città e in pianura, qui in Appennino abbiamo vissuto diverse fasi.

Al primo fermo dell’attività, il nostro essere naturalmente isolati ci ha aiutato a superare la prima ondata. Sono stati 68 giorni di chiusura che hanno colpito duramente il morale, perché improvvisamente siamo stati costretti a fermarci e si è stravolto il ritmo quotidiano.

L’arrivo della bella stagione è stato l’inizio di una vera e propria ondata di visite in questa zona. Da subito, abbiamo adeguato il locale alle nuove misure per il contenimento, “sacrificando” coperti, tuttavia mettendo al primo posto la sicurezza degli ospiti e, ovviamente, la nostra.

Questo ci ha premiati perché non c’è niente di più gratificante che ricevere la stima incondizionata dei clienti, che si sono sentiti tutelati, protetti, accolti calorosamente e coccolati regalando un po’ di normalità.

Le misure restrittive dell’autunno e di queste festività hanno ulteriormente colpito il nostro morale segnando 97 giorni complessivi di fermo totale dell’attività. E’ un bilancio pesante per il lavoro, ma soprattutto per la nostra dignità di lavoratori, confusi da misure spesso poco chiare e contraddittorie.

L’escamotage dell’asporto e delle consegne a domicilio non è la soluzione ideale per tutti i locali, specie per chi lavora lontano da centri abitati o in zone più complicate dal punto di vista logistico.

Noi piccoli imprenditori dell’Appenino ci sentiamo isolati e dimenticati. Le amministrazioni locali si sono completamente di nebbia quando, a volte, anche solo una telefonata o un nostro coinvolgimento nella ripresa della quotidianità delle comunità di montagna, avrebbero ridotto questo senso di abbandono.

L’unica certezza del contatto con l’Amministrazione è stata la consegna delle imposte da corrispondere, dovere che in tanti abbiamo adempiuto nonostante le difficoltà. Togliere ossigeno alle casse locali aderendo ad uno sciopero fiscale impoverisce ulteriormente.

E’ complicato, lo ammetto. Non mi aspetto aiuti elargiti tanto per tappare dei buchi. Qui possiamo rinascere solo se abbiamo la possibilità di costruire una rete di sostegno alle piccole realtà dell’Appenino.

Ci sono tanti bei progetti per queste montagne. Presidente, faccia sentire la nostra voce anche al di fuori di questi territori! L’Appennino non vuole essere la zavorra della pianura. L’Appennino vuole vivere!

Grazie per aver dedicato il suo tempo, per leggere queste mie tante parole.

Colgo l’occasione per augurarle un 2021 di crescita personale e professionale e se passerà da queste parti, sarò, anzi saremo lieti di riceverla e mostrarle cosa vuol dire “Appennino” per noi.

Con i miei più sinceri auguri,
Cristina Fustini
Presidente Confcommercio Ascom Circoscrizione Grizzana Morandi

Grizzana Morandi, 2 gennaio 2021

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