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Divieto diesel euro 4, chiesta la proroga di un anno

Dal primo di ottobre non potranno più circolare. Confcommercio Emilia Romagna ha proposto di posticipare la data dell’entrata in vigore della misura

Accelerare la transizione ecologica è necessario. Gli obiettivi di azzeramento delle emissioni sono condivisibili ma vanno affrontati senza ideologie precostituite partendo dal presupposto che le ragioni di una sempre più impellente tutela dell’ambiente non sono contrapposte alle esigenze del lavoro e più in generale alla corretta fruizione del territorio.

È di tutta evidenza, infatti, che quando si interviene con provvedimenti che impattano su aspetti legati al mondo dell’impresa e del lavoro occorre privilegiare un approccio pragmatico e graduale che contemperi le diverse esigenze e che preservi tutte le dimensioni di sostenibilità: ambientale, economica e sociale.

L’emergenza COVID-19 ha sensibilmente cambiato la modalità di fruizione delle città ed in particolare dei loro centri storici, riducendo drasticamente i flussi di mobilità e mutando radicalmente il contesto di riferimento alla base del PAIR 2020.

Impensabile pertanto applicare – come se nulla fosse successo – entro il 2020 le misure previste nel Piano Aria Integrato Regionale inerenti i flussi veicolari nei centri abitati (estensione ZTL 100% centro storico ed individuazione di nuove aree pedonali pari al 20% centro storico). Dette misure se recepite integralmente nei pertinenti strumenti di pianificazione contribuirebbero ad accelerare la desertificazione dei centri storici in un momento in cui, a fronte della grave emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese, assistiamo ad un cambiamento sostanziale delle modalità di fruizione delle città.

Per queste motivazioni a maggior ragione si ritiene necessario prorogare almeno di un anno l’entrata in vigore del divieto di circolazione dei diesel euro 4, prevista per il primo ottobre.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni richiedono la capacità di pianificare con equilibrio il territorio, ponendo al primo posto l’attrattività dei nostri centri urbani, la loro accessibilità ed il rafforzamento dei servizi e delle dotazioni infrastrutturali implementando tra gli altri i parcheggi di assestamento. Occorre inoltre puntare sulla promozione della mobilità sostenibile attraverso azioni che promuovano il rinnovo del parco circolante, la diffusione dei combustibili alternativi e l’impulso all’intermodalità.

Per costruire uno sviluppo sostenibile, quindi, si deve puntare su un sistema adeguato di incentivi che metta le imprese, creatrici di valore ed occupazione, nelle condizioni di avviare questa transizione verde e di cogliere tale opportunità attraverso sostegni mirati, semplificazioni normative ed adempimenti nell’ambito di un quadro legislativo omogeneo di riferimento. Questo anche attraverso misure fiscali che incentivino i comportamenti ambientali “virtuosi” sia in termini di agevolazioni che di riduzioni delle imposte per quelle aziende che abbiano volontariamente adottato iniziative green.

Bologna, 24 settembre 2020

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