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Caab, viaggio al termine della notte

La vita notturna dei commercianti. «È cambiato tutto Il carovita si sente. Ma non cediamo»

Questa è una doppia vita». Sono le 4 di notte, ma al Caab è come se fosse già pomeriggio. Ci sono i produttori della zona che si sono svegliati quando i cittadini erano a cena. I contadini che calcolano come arrivare a fine mese. I grossisti che tentano l’affare. E poi i consorziati, i rivenditori. E i commercianti, pronti a iniziare la loro giornata: prendere frutta e verdura, riempire il furgone e andare al negozio per servire tutto il giorno i clienti affezionati del quartiere, della via, del mercato. È il caso di Enrico Cavagna, 58 anni. Da quando era 14enne ha iniziato a riempire i bancali e le baracche in Cirenaica insieme al padre Luciano. Ha speso una vita per servire i clienti «verso cui sento una responsabilità. C’è bisogno di noi bottegai, per parlare, per condividere, per ascoltare», racconta mentre carica sul furgone cassette di spinaci, clementine, arance, finocchi. Una vera e propria funzione sociale che la grande distribuzione ha represso. Ma che anche i rincari, il carovita e il difficile ricambio generazionale stanno tentando ora di sopprimere. Ma c’è chi ancora ogni notte resiste. Combatte. E affronta il presente. «Negli ultimi 20 anni è cambiato tutto. Qui, al Caab, il giro si è ridotto sempre di più», spiega Cavagna. All’ingresso saluta un produttore, da 41 anni in prima linea, anche ai tempi del mercato in via Fioravanti. Volti segnati, occhiaie, freddo, sigarette. Qui, la notte, non è mai giovane. Ma la passione travolge più di ogni cosa: di un portafoglio pieno, di un lavoro in ufficio, di vite magari sognate. C’è chi ha scaricato le susine all’1 di notte, chi ha messo le cassette di pere svegliandosi alle 22. Ma, nonostante i sacrifici e l’impegno, «tutti gli anni sembra che ci sia meno gente», sentenzia un produttore. Perché «la grande distribuzione ci sta distruggendo», aggiunge un altro.

C’è anche Valentino Di Pisa, presidente nazionale di Fedagromercati-Confcommercio e a capo della Di Pisa srl, azienda di commercio all’ingrosso. «Tutto questo è un problema dal punto di vista economico. È calato il giro, è vero, e sono calate tantissimo le aziende. Per ammortizzare i costi servirebbe maggiore concentrazione di imprese». Firma fatture, tratta prezzi, ragiona sul settore. Un lavoro che «non è più attuale con questo orario di mercato. Le abitudini sono cambiate. Si potrebbe aprire di giorno», spiega ancora di Pisa, richiamando il mercato di Roma. E poi le difficoltà di un ricambio generazionale. «Non riesco a trovare ragazzi. Essere qui alle 2 di notte è vita? Il futuro non è questo – conclude -. Quando smetteremo noi non ci sarà nessun cambio. Cambierà il sistema. L’acquisto a vista si è ridotto. E il traffico di persone è inferiore». Ode alla speranza, citando Pablo Neruda.

Aumentano i prezzi dei contenitori, i concimi costano sempre di più, l’energia è alle stelle, le bollette scoppiano. E poi la benzina per i macchinari agricoli, i carburanti per i trasporti. Così, all’ingrosso, comprare qualcosa è sempre più difficile. E, rivenderlo nella bottega, vuoi o non vuoi, implica un rialzo dei prezzi, con i pomodorini che sfiorano i 10 euro al chilo, i kiwi che valgono oro, le banane raddoppiate. «Anche il clima ci colpisce – aggiunge un altro rivenditore, seduto dietro una vecchia bilancia e con le fatture in mano -. Al sud, in estate, non ha mai piovuto. Un disastro». Un altro fattore, poi, sta influenzando seriamente il mercato. Ed è quello dei conflitti. «Il gasolio agricolo ha seri incrementi. E poi l’energia. I concimi e i diserbanti invece, con la guerra in Ucraina, sono quadruplicati. I soldi, insomma, sono finiti». Ma anche gli ingressi nel settore sono sempre più complicati. Mancano i giovani. Il ricambio generazionale non c’è. «Lo vediamo solo tra i pakistani, mentre tra gli italiani no. Chi vuole fare questa vita? Sono 20 anni che vengo qui e ho la sveglia alle 22,30 di sera», spiega emozionato ma allo stesso tempo arrabbiato un altro rivenditore di frutta e verdura. I contatti con la Toscana e la Puglia, qua al Caab, nel cuore dell’Italia, ci sono ancora. «Ma per me che ho iniziato nel 1992 non è più come una volta. Qui infatti c’era il mondo del mercato ortofrutticolo», aggiunge l’ennesimo commerciante che ricorda i tempi andati in via Fioravanti, con la merce che si scaricava a mano dai vagoni del treno. Dentro gli spazi enormi del Caab invece c’è chi gira in bici. Muletti, carico, scarico. Furgoni, camion. Ma i commercianti, ormai è chiaro, qui tra i capannoni sono sempre di meno. I giorni chiave sono il lunedì e il venerdì, la frutta è più colpita della verdura nei prezzi. Come fare quindi?

Nicholas Masetti, Il Resto del carlino – 6 novembre 2026

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