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«In città». Confcommercio lancia la sfida

Dalle edicole recuperate ai locali riaperti, le esperienze degli imprenditori raccontano come rilanciare le attività significhi restituire vita ai quartieri e rafforzare le comunità

Contrastare la chiusura dei negozi, recuperare gli spazi abbandonati e restituire vitalità alle strade. La rigenerazione urbana passa anche da qui: dalla capacità di trasformare un’attività commerciale in un punto di riferimento per chi vive un quartiere. È questo il tema al centro di «inCittà. Spazi che cambiano, economie urbane che crescono», l’iniziativa nazionale di Confcommercio che riunisce a Bari, istituzioni, esperti e imprenditori per discutere il futuro delle città e del commercio di prossimità.

Ad aprire i lavori è stato il presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli. La prima giornata ha visto anche i saluti istituzionali del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e del vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, intervenuti con videomessaggi. Al centro, il problema della desertificazione commerciale: secondo i dati richiamati nel corso dell’iniziativa, a fine anno in Italia si stimano circa 458mila locali sfitti, pari al 17% del totale, con una situazione particolarmente critica nel Mezzogiorno e nei piccoli comuni. Urso ha richiamato la necessità di contrastare questa tendenza attraverso misure a sostegno delle imprese, del ricambio generazionale e dell’accesso al credito. Fitto ha sottolineato il contributo che le politiche di coesione europee possono offrire alla rigenerazione urbana, sostenendo infrastrutture, servizi e investimenti capaci di ridurre i divari territoriali. A rendere concreto il confronto sono state soprattutto le testimonianze dei commercianti arrivati da tutta Italia. Dal recupero di edicole in disuso alla riapertura di spazi abbandonati, fino a nuove formule imprenditoriali capaci di restituire una funzione a luoghi dimenticati, le esperienze raccontate dal palco hanno mostrato come un’attività commerciale possa contribuire a trasformare un intero quartiere. Riportare le persone nelle strade significa infatti creare occasioni di incontro, rafforzare il senso di comunità e migliorare la qualità della vita di chi abita quei luoghi.

Per Sangalli, la rigenerazione non può prescindere dal coinvolgimento delle imprese e dalla collaborazione tra pubblico e privato. Non basta riqualificare gli spazi: occorre renderli nuovamente attrattivi, sostenere le attività esistenti e favorire nuove aperture, affinché i negozi continuino a essere un presidio economico e sociale. Oggi, con la seconda e ultima giornata della manifestazione, il confronto prosegue con l’obiettivo di individuare strategie e strumenti per rendere le città più vivibili e sostenere il commercio di prossimità. Perché far ripartire un negozio può significare molto più che riaprire una serranda: può contribuire a rimettere in moto un’intera comunità.

Ilaria Lia, L’ Edicola – 30 ottobre 2026

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