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Boom di locali sfitti e crisi dei negozi. Esperti a confronto

Sono gli argomenti affrontati ieri a Bari nel corso dell’iniziativa “InCittà”, l’evento nazionale di Confcommercio

Dalle trasformazioni che attraversano gli spazi urbani in Italia al contributo del terziario di mercato alle comunità locali, non solo in termini economici e occupazionali, ma anche di servizio, cura, sicurezza, identità e benessere. Sono gli argomenti affrontati ieri a Bari nel corso dell’iniziativa “InCittà”, l’evento nazionale di Confcommercio che ha riunito nel capoluogo pugliese esperti, istituzioni e mondo del commercio per due giorni di confronti e dibattiti.

La discussione è partita da un dato preciso, come ha ricordato il presidente di Confcommercio nazionale Carlo Sangalli: «Tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparse 156 mila imprese commerciali. E poi, per la prima volta sappiamo quanti locali commerciali sono vuoti nel nostro Paese: oltre 460mila sfitti, circa uno su sei, con dimensioni particolarmente preoccupanti nei piccoli comuni rurali e nel Mezzogiorno. Il nostro Ufficio Studi ha stimato che i locali sfitti costano al Paese circa 4,4 miliardi l’anno di canoni non percepiti, lo 0,2% del Pil».

Numero che va moltiplicato per un altro: quando un locale si svuota resta chiuso in media più di sette anni. «Tradotto – ha sottolineato Sangalli – vuol dire che i negozi non solo chiudono: chiudono e restano vuoti. E sono vuoti non solo economici, ma soprattutto nel tessuto delle comunità. È in questo senso che parliamo di desertificazione commerciale, che non è un problema di settore: è una questione di cittadinanza. Perché un locale vuoto è anche reddito che non si produce». Da qui la domanda: cosa fa riaprire un locale? Per Sangalli «il contesto, la “città”, appunto. Perché un negozio vive se ci sono persone che abitano in quella via, la attraversano, la trovano sicura, accogliente, facile da raggiungere. In fondo, il nostro progetto Cities, parte proprio da questo: dall’idea di ricostruire le condizioni per cui le persone scelgono di vivere nei quartieri, di frequentarli, di comprare sotto casa».

Sul tema il sindaco di Bari Vito Leccese ha portato sul palco l’esperienza del capoluogo pugliese: «Ogni ipotesi di rigenerazione urbana non può prescindere dal commercio e non può prescindere dal confronto e dalla partecipazione con le organizzazioni che rappresentano la categoria dei commercianti. Stiamo mettendo in campo delle misure di supporto al commercio, penso alle misure che hanno avuto un certo risultato come “un negozio non è solo un negozio”, “Impresa semplice”, o alle pedonalizzazioni che abbiamo effettuato grazie ai fondi del Pnrr e del Piano complementare di via Argiro e via Manzoni».

Per le amministrazioni il punto fondamentale resta uno: sostegno economico e fondi da investire sul territorio, come ha ricordato il sindaco di Napoli e presidente Anci Gaetano Manfredi, anche in relazione alla manovra economica appena presentata dal Governo: «La manovra è concepita in un momento di difficoltà significativa della finanza pubblica. Come Comuni avevamo fatto delle richieste, alcuni punti sono stati accolti, su altri siamo ancora in attesa. Sulle amministrazioni locali c’è una grande pressione: ricordo che i comuni spendono il 6,5% della spesa pubblica italiana, solo il 6,5, ed erogano la quasi totalità dei servizi di prossimità, con grande difficoltà».

Nuovo Quotidiano di Puglia ediz. Bari, 30 ottobre 2026

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