Enrico Postacchini (Ascom): se ci sono devastazioni ogni weekend, la gente non viene più a Bologna
Semafori sradicati, bancomat divelti, bus martoriati e vetrine sfondate. Il conto di due sabati di danni è salato. Ma gli effetti collaterali delle proteste contro il carovita non finiscono qui. Si aggiunge «il timore è che lo spettacolo si ripeta fino alle prossime elezioni», afferma Enrico Postacchini, presidente di Ascom Bologna e dell’Aeroporto Marconi.
Il sindaco Matteo Lepore ha dichiarato che il Comune metterà in campo risorse per aiutare cittadini e commercianti danneggiati. È suffidente?
«Le risorse le abbiamo messe anche noi. La confederazione nazionale ha destinato 500 mila euro per tutto il territorio nazionale: i nostri associati una copertura l’avranno. Ma non basta. Il timore è che questo andazzo continui fino alle elezioni. È iniziata una campagna elettorale giocata sulle piazze. La paura maggiore è che i weekend che ci aspettano siano segnati da eventi di questo tipo perché tanto l’operazione è politica».
Esiste quindi una regia secondo lei?
«C’è di tutto. Ci sono quelli che passano di lì per sbaglio e finiscono dentro, quelli che si fanno intortare il giorno prima dall’amico o dall’amica, ci sono quelli ideologizzati, quelli organizzati».
Cosa significherebbe avere i prossimi weekend caratterizzati da scontri e danneggiamenti?
«Alta lunga non si può reggere. E brutto parlare di lucro cessante, perché uno pensa che si sia attaccati al denaro, ma al di là del danno in sé per sé, per le attività il problema è che comunque la città si svuota da quel pubblico che invece andrebbe in centro per svago, shopping e altre esigenze. Questi sono eventi che allontanano e questo è il pericolo maggiore».
Temete quindi una desertificazione del centro?
«Sì, un’ulteriore desertificazione che si crea in funzione del timore di trovarsi in mezzo a una manifestazione, di rimanere ingorgati, dalla difficoltà di raggiungere i luoghi o di uscirne. È normale che si eviti l’area in cui si manifesta. In più, parlandone, si può generare un effetto negativo nei confronti della città. Se so che a Londra si sparano addosso, scelgo un’altra meta. E Bologna è una città di seconda fascia, il turismo se lo deve guadagnare. Informazioni negative su una città hanno effetti deteriori sulla clientela. Bisogna stare molto attenti».
I danni ci sono stati, difficile non parlarne.
«E questo weekend è dichiarato. Il 30 c’è lo sciopero generale. In piazza ci saranno i sindacati con le loro motivazioni e i codazzo di chi si intrufola. H timore è che tutto questo sia finalizzato alla campagna elettorale e quindi vada per le lunghe. Forse smetteranno a Natale perché vanno in vacanza».
Natale è anche un momento cruciale per il commercio. E in un periodo di crisi dei consumi come quello attuale, forse lo è ancor di più.
«Commercialmente è importante e lo è anche la sua atmosfera: guai se fosse guastata da queste vicende. C’è un investimento grandissimo: luminarie, orari dilatati, approvvigionamenti, turni del personale. Ma non mi faccio illusioni perché il cinismo del dimostrante non guarda certo alle esigenze degli altri».
Le istanze di queste proteste, se fossero scevre da danni, vi troverebbero d’accordo?
«Le manifestazioni, anche senza danni, commercialmente creano fastidio. E poi qui coeliere le motivazioni è difficile: e un paniere in cui è entrato tutto. Ma l’aggressività e la violenza non possono essere giustificate da nulla».
Ai vostri affiliati che indicazioni avete dato?
«La raccomandazione è quella di non farsi scoraggiare, di rimanere aperti e di non rinunciare a lavorare. La città deve rimanere aperta».
Francesca Blesio, Corriere di Bologna – 27 ottobre 2026