Il day after: auto, vetrine, gazebo, macchinette e bancomat danneggiati. Il gestore di un locale: «Li ho affrontati, volevano spaccare tutto a martellate»
Stellina Mellaci non si dà pace: «I bambini non c’entrano nulla, perché prendersela con la mia giostra?». Stellina è la proprietaria, da oltre 15 anni, della struttura, che tutti i giorni accoglie i bambini che frequentano il parco 11 Settembre di via Riva Reno. In lacrime, mostra i danni: «Hanno distrutto l’ingresso, le vetrate e la cassa e danneggiato la giostra. Ma si rendono conto di cosa hanno combinato? Hanno colpito un luogo dove i bambini si divertono». Un residente, che da anni porta i bambini a giocare, promette: «Faremo una raccolta fondi, ti aiuteremo». Lei ringrazia: «Non so se ci saranno risarcimenti, per me sarebbe difficile da sola riparare tutto». Valerio, poche decine di metri più in là, gestisce un locale, e sabato come tanti altri ha tenuto chiuso. «Si muovevano a gruppi di tre, a volte anche solo in due. Avevano martelletti e pezzi di ferro. Volevano solo distruggere». Alle 21.30 Valerio era tornato per controllare la situazione: «Sembrava tutto ok, poi all’improvviso mi sono imbattuto in questi ragazzi. Volevano distruggere il gazebo, forse anche il locale. Li ho affrontati, ho provato a respingerli, qualche vicino che ringrazio mi ha aiutato. Ora ho due dita e due costole rotte, e soprattutto mi chiedo il perché di questa violenza.
Questi con la manifestazione con c’entravano nulla». Il day after di via Riva Reno è punteggiato di gestori che mettono mano a vetrine, macchinette, gazebo rotti o seriamente danneggiati. Per terra, ammassati, giacciono i cassonetti incendiati, recinzioni e le altre strutture utilizzate dai manifestanti come barricate. La vita riprende tranquilla, dopo una serata che ha lasciato il segno. Cristina Vecchia, che gestisce il bar Paride, assiste il fratello, impegnato a rimuovere ciò che è rimasto del distributore automatico della vicina tabaccheria: «Lo hanno praticamente distrutto a pugni e martellate, c’è ancora il sangue dei teppisti. Noi siamo andati via prima del passaggio della manifestazione, ci ha consigliato di farlo la polizia. In tarda serata siamo tornati e abbiamo trovato il disastro: anche il gazebo è danneggiato». Poco più in là un Bancomat di Bper preso di mira, la telecamera di sicurezza rotta probabilmente a colpi di pietre. E in via Lame, dietro l’angolo, un altro distributore di tabacchi distrutto. E poi le auto. Per Sandra Albanelli, residente nella zona, ieri mattina lo stupore ha presto lasciato il posto alla rabbia: «Hanno completamente distrutto il parabrezza a martellate. Io non capisco perché prendersela con la gente». Sempre in via Riva Reno, nella Fondazione Lercaro, i gestori hanno dovuto dar fondo alla propria preparazione per evitare che si diffondesse il panico: abbiamo fatto in modo che le 70 persone che in quel momento ospitavamo rimanessero. È andata bene». Così anche alla Pam, dove gli operatori preferiscono non rilasciare dichiarazioni: le porte sono rimaste chiuse per decine di minuti, con i clienti dentro in attesa di essere ’liberati’. La stessa cosa ha fatto Giada, barista del ’Caffè del Navile’, in via Marconi: «Ho avuto paura, mi sono chiusa dentro coi 10 clienti che c’erano in quel momento. Ho perso quasi tutte le sedie, me ne hanno lasciate solo due».
re.s, Il Resto del Carlino – 26 ottobre 2026