L’allarme di Marco Cremonini: «Chiediamo collaborazione al Comune per trovare una soluzione». Sforza: «Servono più botteghe». Cazzola: «Prezzi inaccessibili». Ramponi: «Gli affitti picchiano»
«A Bologna c’è un problema di negozi sfitti. In via d’Azeglio ne abbiamo sei vuoti. In 40 anni non era mai successo». II grido d’allarme arriva dalla Consulta di Confcommercio Ascom. A lanciarlo è il presidente Marco Cremonini. Davanti al suo negozio Cremonini Elite ha chiara la situazione. E «credo che sia arrivato il momento di trovare soluzioni per fare ripartire ancora di più il commercio. Per questo chiediamo una grande collaborazione all’amministrazione».
Profumi, calzature, scarpe, bigiotteria, cibo. Negli anni in via d’Azeglio, cuore del centro storico, qualche bottega ha dovuto tirare giù la serranda. Tante altre hanno aperto. Ma dei negozi sfitti sono rimasti. Così, tra le vetrine, alloggiano annunci e numeri telefonici da contattare per trattare sulla locazione. Ma i costi sono alle stelle per i metri quadrati che ci sono a disposizione. Perciò, sempre più spesso, o scende in campo una catena, o per un privato investire qui, a due passi da piazza Maggiore, non è assolutamente facile. «II nostro centro storico è tra i più belli in Italia, ma è un po’ in difficoltà. Ci sono problemi di accessibilità di degrado, di sicurezza e di incuria», prosegue Cremonini. Tira in ballo anche le manifestazioni di questi giorni: «Bloccano il centro».
Da qui l’appello all’amministrazione per portare avanti «una sinergia e avere sempre più persone e bolognesi residenti fuori porta in centro», dice Cremonini. Lo sguardo è già rivolto al Natale, tra programmazione ed eventi. Ma gli esempi per trovare una soluzione idonea alle attività ci sono. E guarda, conclude Cremonini, a Ferrara e al bando ‘Affittami’ per sostenere l’apertura di nuove attività commerciali in locali sfitti del centro.
Così la consulta di Ascom ha lanciato un patto tra imprese per tenere sempre più vivi i centri urbani. Qui in via d’Azeglio, infatti, «le botteghe storiche sono sempre di meno. Se però deve arrivare l’ennesima catena allora preferisco un negozio sfitto», aggiunge Gianluigi Sforza di Sforza Gioielleria Orologeria. Ecco allora l’elenco di cosa non va e di cosa, invece, funziona: «Uno dei problemi è il raggiungimento del centro storico. II turismo invece è notevole e cerca le cose tipiche e storiche. Vogliono comprare cose che hanno a che fare con Bologna e l’Italia». Per questo il concetto delle botteghe storiche, sempre secondo Sforza, presidente di Federpreziosi, dovrebbe essere più centrale, «per emozionare il cliente nel proporre le cose».
Ma anche le attività, come le aziende, sono colpite dal ricambi generazionale. E il tema del caro affitti rimane centrale. «Chi vuole iniziare a fare attività non può pensare di farlo in centro. Gli affitti sono aumentati fortemente. Le dimensioni qua, in via d’Azeglio, sono medio-piccole e non a tutti vanno bene». Ma, come aggiunge Nicola Cazzola di Cazzola Abbigliamento, il movimento c’è, eccome. Soprattutto di turisti con ottimi portafogli e pronti a spendere. «Ma chi non ha un negozio di proprietà paga affitti impossibili. Per 20 metri quadrati si arriva a 5.000 euro al mese. E i proprietari immobiliari, invece di ridurre i prezzi, preferiscono avere i negozi sfitti. Una cosa inspiegabile». Stefania Ramponi, assieme a Timothy Schvili, gestisce Tes’oro.
«C’è un grandissimo giro di turismo, speriamo che l’amministrazione quindi continui così in questa direzione. Si è un po’ tornati verso la dimensione del negozio e della bottega. Ma mancano ancora le persone che arrivano da altre città della regione, spaventate anche dai cantieri, e i bolognesi risiedono fuori porta». Ma, che gli «affitti picchiano, non c’è dubbio». E su questo, i commercianti in coro, chiedono un intervento.
Nicholas Masetti, Il Resto del Carlino – 19 ottobre 2026
L’appello del Direttore generale di Ascom Bologna
Tonelli, Confcommercio «I proprietari degli immobili devono ridurre le pretese»
Giancarlo Tonelli, direttore generale di Confcommercio Ascom, come stai il commercio?
«Il commercio per le città è un punto di riferimento. Le attività creano un controllo sociale del territorio, dando maggiore illuminazione, sicurezza e lotta al degrado. Ma oggi, non c’è dubbio, sta attraversando una fase pericolosa. Registriamo l’aumento dei costi, su tutti i fronti, dalla produzione alla vendita, passando per i trasporti e le possibilità di acquisto delle famig lie».
Sei negozi sfitti in via d’Azeglio. II tema dei costi delle locazioni alle stelle è importante. Qual è la soluzione?
«Il tema merita un occhio di attenzione. Lanciamo un appello ai proprietari degli immobili. Devono essere lungimiranti e disponibili, concordando con le attività anche la riduzione dei costi degli affitti, sia in centro che in periferia, ancora più colpita. Gli aumenti che abbiamo registrato negli ultimi 15 anni oggi non sono più sopportabili».
I cantieri hanno influito sugli incassi?
«Ancora alcune zone sono colpite da queste difficoltà, per i temi legati all’accessibilità e alla mobilità. Le abitudini di alcuni consumatori sono cambiate e le scelte di acquisto sono diverse. Ad esempio venire in centro, muoversi velocemente o trovare parcheggi».
II vostro progetto Cities punta a trovare una soluzione in questa direzione.
«Tra i responsabili, a livello nazionale, c’è il nostro presidente Enrico Postacchini. Il 16 novembre ci sarà una giornata di sensibilizzazione verso le istituzioni, dal governo a Comuni e Regioni. L’iniziativa si chiamerà ‘Viviamo le città’. II simbolo saranno le chiavi, come segno di tutti i commercianti che in questi anni le hanno restituite ai sindaci, consegnando le proprie licenze dei negozi».