I contributi salgono a 27 milioni. La strategia Stilare una mappatura di zone ed edifici da riqualificare e capire insieme a Comuni, associazioni e imprese gli interventi da attuare
Alberghi in disuso, un patrimonio ricettivo «un po’ attempato» — per dirla con il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale -, in particolare in Riviera, e normative urbanistiche da rivedere: la Regione ammette le criticità di un turismo in crescita nella quantità — leggasi numero di presenze — ma che necessita di investimenti «sulla qualità». Un cambio di passo, dunque, che viale Aldo Moro certifica innanzitutto con l’aumento dai 20 (inizialmente previsti con l’assestamento di bilancio) a 27 milioni di euro dei contributi a fondo perduto per il prossimo bando dedicato alla riqualificazione delle strutture. Si annuncia poi la revisione delle normative — chiarisce l’assessora al Turismo e al Commercio Roberta Frisoni – «per mettere gli imprenditori nelle condizioni di effettuare investimenti mirati a partire dall’anno prossimo».
Il tempo è quello che serve per stilare una mappatura delle zone e degli edifici a cui è necessario mettere mano e capire insieme a Comuni, associazioni di categoria e imprese quali siano gli interventi da attuare per assicurare «un’offerta turistica sempre più moderna, sostenibile e competitiva sui mercati nazionali e internazionali». Un piano d’azione che, ci tiene a sottolineare de Pascale evocando uno dei punti più deboli del settore, possa anche «garantire un lavoro qualificato e adeguatamente retribuito». L’interlocuzione con i soggetti coinvolti non è naturalmente cosa nuova. Tant’è che ,ad esempio, gli stessi imprenditori lamentano da tempo i paesaggi desolati della costa, la difficoltà a restaurare gli alberghi storici a causa degli stretti vincoli delle sovrintendenze, le infrastrutture obsolete, le regole inadeguate sui cambi d’uso o una burocrazia che appesantisce tutto. A fine anno, in occasione di un primo evento pubblico che organizzerà la Regione, si capirà quali di queste o altre istanze saranno state recepite. Intanto le risorse. Oltre al nuovo bando, Frisoni e de Pascale ricordano che una serie di strumenti finanziari illustrati di recente dal vicegovernatore Vincenzo Colla e messi a disposizione delle imprese in generale sono fruibili anche dagli operatori turistici, i quali rappresentano circa il 40% della platea. Si ricordano poi altri investimenti disposti dalla Regione e orientati all’attrattività delle destinazioni: il fondo Eureca ancora operativo; dieci milioni per la «riqualificazione del waterfront»; 21 milioni per gli hub urbani e di prossimità e dieci milioni per sostenere il commercio. «La quota di strutture ricettive abbandonate in Emilia Romagna è simile come volumi alle ex colonie in Riviera – ammette poi de Pascale- anche se si notano meno. La nostra ambizione va oltre il singolo finanziamento. Vogliamo costruire le condizioni per una riqualificazione complessiva del patrimonio ricettivo regionale, affiancando agli investimenti un percorso di aggiornamento delle regole, a partire da quelle della classificazione delle strutture ricettive e quelle urbanisti 99 I.a nostra ambizione va oltre il singolo finanziamento. Vogliamo una riqualificazione complessiva del patrimonio ricettivo regionale che, leggendo anche le specificità dei territori, per rendere più semplice e sostenibile l’ammodernamento». Possono essere alleggeriti ad esempio alcuni obblighi o la quantità richiesta di servizi. Sono previsti inoltre aggiornamenti alle regole sui cambiamenti di destinazione d’uso ma, assicura il governatore, «non trasformeremo i vecchi alberghi in condomini». «L’Emilia-Romagna — spiega — ha probabilmente la normativa più restrittiva d’Italia sulla trasformazione da ricettivo a residenziale. Ma oggi l’appartamento che sostituisce un albergo è una seconda casa che si riempie solo qualche giorno alla settimana in certi periodi, creando quartieri fantasma». Vanno invece trovate e valorizzate altre soluzioni, con progetti diversificati. «Se di cinque piccoli alberghi- ragiona – due diventano alberghi nuovi, uno diventa un parcheggio, uno diventa un’area sportiva e due diventano appartamenti, ad esempio, abbiamo messo in campo un progetto plurale, che non desertifica ma che guarda al futuro». «Vogliamo affrontare il tema in maniera innovativa», riepiloga de Pascale, con misure che siano «servizi per la città, forme nuove di ricettivo, riqualificazione e rigenerazione urbana dei territori». «Abbiamo bisogno — sottolinea infine Frisoni — di qualche regola in meno ma più semplice e chiara, meno burocrazia, di aiutare gli operatori a fare gli investimenti con un contesto e un quadro giuridico che sia per loro più accessibile. Parlo con una visione nuova che tenga insieme tanti obiettivi e ovviamente l’interesse pubblico, condiviso già con molti sindaci».
Luciana Cavina, Il Resto del Carlino – 14 ottobre 2026