Il presidente Carlo Sangalli, Confcom:”Rilanciamo i consumi tagliando i costi fissi”
Il mondo dell’impresa cambia rapidamente: tecnologia, intelligenza artificiale, costi alle stelle per trasporti e servizi. La corrispondenza tra scontrini e Pos fa emergere quasi 12 miliardi di euro. Temi che bisogna affrontare con la logica di una visione di ampio respiro. E come succede da anni, la Confcommercio, oggi Confcom, guidata da Carlo Sangalli, trova in Sardegna Il luogo adatto per riunire i suoi vertici e mettere a punto gli indirizzi per il futuro. Non quello lontano, ma prossimo. Oltre 1.000 dirigenti delle associazioni territoriali e di categoria del sistema Confcom, in rappresentanza delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti, della cultura e delle professioni, sono dunque riuniti da giovedì e fino a domani al Tanka Village di Villasimius per l’appuntamento annuale della Conferenza di Sistema. Geopolitica e nuovo ruolo dell’Europa, intelligenza artificiale, trasformazione della rappresentanza e futuro delle imprese, sono alcuni degli argomenti che verranno affrontati e analizzati nel corso dei lavori. Spazio anche alla “Grande Bellezza” italiana, con un confronto dedicato al valore del patrimonio culturale e al racconto dell’Unesco. Le tre giornate di confronto tra i vertici del sistema confederale vedranno la partecipazione anche di esponenti delle istituzioni, esperti e protagonisti del mondo economico e sociale, con approfondimenti mirati poi su lavoro e welfare, comunicazione, turismo, cultura, trasporti e logistica. Ad aprire e chiudere i lavori sarà il presidente Carlo Sangalli, che rispondendo alle domande dell’Unione Sarda affronta le principali sfide per l’economia, le imprese e i territori; con particolare attenzione alla Sardegna.
Presidente Sangalli, l’economia tiene ma il caro energia torna a preoccupare nonostante i recenti provvedimenti del Governo e le scelte di alcuni colossi del settore, a iniziare da Eni. Qual · è oggi il rischio maggiore per consumi e imprese? «Il caro energia, come dimostrano gli ultimi dati, ha riacceso l’inflazione proprio mentre consumi e fiducia stanno cercando di consolidarsi. Secondo le nostre stime, se la crisi energetica non rientrerà, nel 2027 perderemo 6,5 miliardi di euro di consumi e tre decimi di Pil. Già quest’anno, inoltre, le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione rischiano, complessivamente, un aggravio di oltre un miliardo di euro sulla bolletta. Servono misure immediate e strutturali su rinnovabili, nucleare sostenibile, reti, accumuli e formazione del prezzo dell’elettricità. L’energia non deve diventare una “tassa occulta” sulla crescita».
Confcommercio segnala il peso crescente delle spese obbligate. Le famiglie hanno ancora capacità di consumo o stanno tornando a rinunciare al superfluo? «Nel 2026 casa, energia, trasporti, assicurazioni e altre spese obbligate assorbono il 42% dei consumi e circa 9.700 euro pro capite, comprimendo gli spazi di spesa discrezionale. Nonostante questo, le famiglie stanno dimostrando una significativa capacità di tenuta, cercando di mantenere i livelli di consumo, rimodulando la composizione della spesa e contenendo soprattutto i beni più tradizionali. Oltre agli interventi sull’energia, bisogna intervenire su fisco e tariffe eliminando le distorsioni sui costi fissi>>.
Il commercio di vicinato continua a perdere terreno. Come si possono salvare i negozi nei piccoli centri e nelle periferie? «Serve una strategia nazionale per la rigenerazione urbana, con fiscalità più favorevole, sostegno agli affitti commerciali, accesso al credito, innovazione e valorizzazione dei distretti del commercio. Le imprese di prossimità, soprattutto nei piccoli comuni, oltre a svolgere una fondamentale funzione economica, sono anche presìdi di sicurezza, socialità e qualità della vita. Per questo contrastare la desertificazione commerciale significa anche contrastare lo spopolamento. È l’obiettivo di Cities, il progetto di Confcommercio che mette il terziario al centro della rigenerazione urbana e che porteremo avanti a fine ottobre a Bari con la seconda edizione di “InCittà”. Senza imprese di prossimità i territori diventano più fragili».
Veniamo alla Sardegna: quanto pesano insularità, trasporti ed energia sulla competitività delle imprese dell’Isola? «Pesano molto perché aumentano i costi di approvvigionamento e di mobilità e riducono le opportunità di mercato. Alle criticità strutturali si è aggiunto il costo dell’ETS (Emission Trading System), che ora rende ancora più onerosi i collegamenti marittimi con l’Isola. Gli svantaggi dell’insularità, lo dice la Costituzione, vanno rimossi, certo non rafforzati. Non chiediamo vantaggi per le imprese sarde, ma pari condizioni di partenza».
Turismo e commercio: la Sardegna può trasformare i grandi flussi estivi in una ricchezza più stabile per tutto il territorio? «Certamente, ma occorre allungare la stagione e distribuire meglio i flussi. La Sardegna possiede ambiente, cultura, enogastronomia, borghi e identità locali capaci di attrarre visitatori ben oltre i mesi estivi. Bisogna collegare maggiormente turismo, commercio e servizi e investire su accessibilità, qualità dell’offerta ed eventi. Il turismo deve diventare sempre più economia del territorio, non soltanto economia della stagione».
Alla Conferenza programmatica parlerete anche del futuro delle imprese. Qual è oggi la priorità che il Governo e la politica dovrebbero affrontare per sostenere le piccole attività? «La priorità è creare un ambiente più favorevole a chi fa impresa: meno pressione fiscale e burocrazia, energia a costi competitivi, credito accessibile e sostegno a innovazione, investimenti e formazione. Soprattutto, servono regole semplici, stabili e prevedibili per poter programmare il futuro. Sul fisco, in particolare, abbiamo chiesto al Governo di ridurre l’Irpef sul ceto medio, rafforzare la detassazione su salari e produttività e introdurre la cedolare secca sugli affitti commerciali per chi riduce il canone, sostenendo così anche i negozi di vicinato».
Lei conosce bene la Sardegna e torna nell’isola ogni anno in occasione della Conferenza di Confcommercio: qual è il messaggio che vuole lasciare agli imprenditori sardi? «Un messaggio di fiducia e, soprattutto, di riconoscenza. Fare impresa in Sardegna significa affrontare difficoltà aggiuntive ma anche valorizzare un patrimonio straordinario di identità, qualità e capacità imprenditoriale. Confcommercio continuerà a rappresentarne le esigenze. Le imprese sarde – e tutte le imprese del terziario italiane -non sono soltanto economia: sono una parte essenziale della tenuta sociale dei territori».
Presidente, qual è oggi il nemico numero uno del commercio: il caro prezzi, il caro energia, la pressione fiscale o la trasformazione dei consumi? «Sono problemi diversi che spesso si sommano. Ma il vero nemico è la perdita di fiducia: delle famiglie, che rinviano i consumi, e degli imprenditori, che rinunciano a investire. Energia, fisco e burocrazia vanno affrontati proprio per ricostruire questa fiducia. La trasformazione dei consumi, invece, non va temuta: per le imprese che innovano, il cambiamento può diventare un’opportunità».
Giuseppe Deiana, L’Unione Sarda – 2 ottobre 2026