Tassa di soggiorno, l’ira dei commercianti «L’aumento? Sarebbe un boomerang»
Le associazioni di categoria insorgono contro l’ipotesi, auspicata dal sindaco Matteo Lepore, che a Bologna la tassa di soggiorno possa passare dagli attuali sette euro massimi ai dieci euro garantiti a Firenze. «Fare cassa aumentando la tariffa rischierebbe solo di trasformarsi in un boomerang», avverte Ascom Bologna, mentre Confesercenti insiste semmai su una marcia indietro: «Il governo riporti la tassa di soggiorno ai livelli precedenti il Giubileo (2025)», cioè cinque euro. Da Viale Aldo Moro arriva l’assist del governatore Michele de Pascale al primo cittadino: «Bologna pone giustamente il tema perché è diventata una grande città turistica italiana». Ma è lo stesso Lepore, alla fine, a tornare sul tema per tranquillizzare le categorie: «Noi non possiamo alzare la tassa di soggiorno a io euro, la questione è evitare che venga ridotta». Il rincaro auspicato dal primo cittadino, ma allo stato non attuabile, è risultato indigesto a chi con il turismo vive e lavora. «Rischierebbe di frenare l’attrattività della nostra città, penalizzando l’intera filiera dell’accoglienza», scrive il presidente Confcommercio Ascom Bologna, Enrico Postacchini, che si rivolge direttamente al governo. Non solo per chiedere di non concedere a Bologna l’incremento a io euro, ma anche per annullare «la misura straordinaria che ha innalzato da 5 a 7 euro la soglia massima per persona a notte». Mentre la congiuntura economica costringe le famiglie a fare più attenzione alle spese, aggiunge Postacchini, «utilizzare la leva fiscale della tassa di soggiorno rischia di generare ulteriori ricadute negative sull’economia del territorio». Il problema non è incassare di più, conclude il presidente di Ascom, ma fare in modo che «le ingenti risorse già incassate dal Comune vengano reinvestite per le reali finalità dell’imposta: decoro, contrasto al degrado, potenziamento dei servizi e sostegno agli eventi di forte richiamo turistico».
Critiche simili a quelle che arrivano da Confesercenti. «Non siamo d’accordo con la proposta che il governo conceda anche Bologna la possibilità di aumentare la tassa di soggiorno», afferma Paolo Mazza, presidente di AssHotel Confesercenti Bologna, che insiste anche lui perché si ritorni al tetto di 5 euro previsto prima dell’ultimo Giubileo. Le entrate dell’imposta sul turismo devono andare soprattutto alla «promo-commercializzazione turistica della città», aggiunge Mazza, lamentando che degli attuali 24 milioni di euro «meno di due vanno al turismo. Il resto va alla pulizia della città, alle biblioteche e alle iniziative culturali». Nel mirino di Confesercenti c’è però anche la recente delibera della giunta Lepore che spinge contro «un ulteriore incremento nel numero di movimenti per lo scalo bolognese». «L’amministrazione dà l’impressione che il turismo sia un problema — accusa il presidente Massimo Zucchini — invece *** l’aeroporto Marconi deve avere la possibilità di crescere e svilupparsi per essere un hub di riferimento per lo sviluppo turistico della città e della regione». Le opposizioni, intanto, fanno quadrato attorno al muro delle associazioni di categoria contro l’ipotesi di una tassa di soggiorno a io euro. «Danneggerebbe il nostro tessuto economico e ricettivo», dice Nicola Stanzani di Forza Italia. «Un escamotage per fare cassa», scrive Gabriele Giordani di FdI. «Misure come questa vanno concertate, non imposte», aggiunge il leghista Matteo Di Benedetto, mentre il candidato civico Giovanni Favia definisce la proposta di Lepore «una follia». È lo stesso sindaco, alla fine, a correggere il tiro sul tema. «Il mio discorso intendeva dire che ci sono trattamenti diversi tra varie città», spiega Lepore, sottolineando che «è molto importante l’uso della tassa di soggiorno. Quest’anno abbiamo fermato l’aumento della Tari. Per noi la questione è evitare che la tassa di soggiorno venga ridotta da sette a cinque euro, come in parte a livello nazionale si sta dicendo». L’imposta di soggiorno, rivendica anche l’assessora al Bilancio Roberta Li Calzi, «ci consente di sostenere i costi di un città che cresce, tutelando i servizi e le famigli bolognesi».
Francesco Rosano, Corriere di Bologna – 25 settembre 2026