Trombetti (Federalberghi) e la crisi: per Natale ci aspettiamo eventi per turismo di qualità
Cominciava già ad accadere gli scorsi anni, ma «mai come quest’estate abbiamo assistito a un boom di clienti, soprattutto giovani e famiglie, che ordinavano il cibo tramite le piattaforme di delivery e poi si portavano i sacchetti direttamente in camera». Giovanni Trombetti, presidente di Federalberghi, rappresenta circa 120 hotel sul territorio metropolitano bolognese, il 75% del totale. Gli abbiamo chiesto di commentare la crisi della ristorazione bolognese, dopo il focus del Corriere di Bologna.
Che i clienti preferiscano sempre più spesso il cibo da asporto al pasto in albergo è una nuova abitudine?
«Un albergatore non può certo proibirlo, ma sì è la tendenza. Il delivery non entra direttamente, ma clienti ritirano l’ordine fuori. Scelgono hamburger, pizza o cibo che risponde a una logica di stretto risparmio».
La flessione riguarda anche il numero degli arrivi?
«No, stiamo tenendo. Gli introiti della stagione sembrano in linea con lo scorso anno, ma posso già dire con certezza che la maggior parte degli associati ha registrato un calo intorno al io% degli ordini ricevuti, per esempio al banco del bar interno alla struttura alberghiera».
Che estate è stata? II caldo vi ha penalizzato?
«I numeri ufficiali arriveranno a ottobre: al go giugno sappiamo che il mese è stato buono grazie a congressi, eventi e concerti. Su luglio stimiamo un’occupazione attorno al 70-75%, mentre su agosto c’era ancora molta disponibilità. Rispetto allo scorso anno le tariffe sono rimaste tendenzialmente invariate, tranne ad agosto dove abbiamo registrato una leggera contrazione. Di contro, i nostri costi di gestione sono lievitati: è aumentato tutto, dalle bollette ai fornitori. Spesso chi arriva, soprattutto gli americani, pretende 19 gradi in camera per dormire col piumino: un’abitudine decisamente anti-green e antieconomica. C’è però da fare una grossa distinzione».
Quale?
«Tra turista e visitatore. Il turista è colui che dorme in città, spende, lascia denaro sul territorio e paga la tassa di soggiorno, su cui (ride, ndr) si potrebbe aprire una guerra del `32. Il visitatore, invece, consuma la città in poche ore e alla fine lascia pochissimo. H nostro compito è fare sistema con l’amministrazione comunale per allungare la permanenza media, che oggi è attorno ai 2,6 giorni. Dobbiamo dare motivazioni per rimanere più a lungo, distribuendo i flussi sui diversi percorsi cittadini e vendendo anche ciò che c’è fuori dal capoluogo, come la pianura o Imola, pur mantenendo la centralità di Bologna».
Come?
«La vera forza di Bologna è il turismo congressuale e fieristico, con manifestazioni come il Cersaie. Il vero nodo è la gestione delle risorse della tassa di soggiorno. Dovrebbe essere utilizzata dal Comune per ripulire la città. Se miglioriamo il prodotto urbano, saremo in grado di rialzarci. Per le feste natalizie, inoltre, ci aspetteremmo un calendario di eventi ed appuntamenti in grado di attrarre sotto le Torri turisti di qualità»
C’è anche il tema della mobilità molto caro ai turisti…
«Io non vedo l’ora che arrivi il tram. I turisti hanno un disperato bisogno di servizi efficienti per spostarsi. Il tram risolverà problemi di mobilità annosi, anche se non arriva all’areoporto. Siamo vincolati a un People Mover che trasporta un numero limitato di persone a una cifra molto alta. Quando un aereo da i8o passeggeri atterra a mezzanotte e il servizio chiude, le persone rimangono bloccate in fila per i taxi. A volte si impiegano due ore per volare da Parigi e un’ora e mezza solo per raggiungere il centro di Bologna. Le infrastrutture non sono un lusso, sono la precondizione per rimanere una destinazione competitiva».
Alessandra Testa, Il Resto del Carlino -22 settembre 2026