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Incuria, decoro e visione. «Dobbiamo fare di più»

Al convegno del Corriere una forte spinta comune: «La città va curata di più» 

Il turismo da responsabilizzare, gli spazi pubblici da vivere di più e in modo diverso, uno sforzo comune per gestire (e superare) l’emergenza abitativa, una collaborazione corale per prendersi cura di Bologna anche partendo dalla cura delle persone çhe la vivono e la attraversano. E questa la «strategia» emersa ieri all’Oratorio San Filippo Neri dagli attori del convegno «Un piano per la cura della città» organizzato dal no- stro giornale insieme alla Fondazione del Monte per provare a piantare semi nuovi in una città in rapida trasformazione come Bologna. Una città, l’ha definita il presidente della Camera di Commercio Valerio Veronesi, «di seconda fascia che gioca in Champions League», perché abitata da realtà che «in campo industriale ci costringono a fare un campionato di prima fascia: spesso non abbiamo idea delle potenzialità di questa città, ma abbiamo bisogno di una politica che vada nella direzione dell’economia». Sintetizza Veronesi, sferzando Palazzo d’Accursio: «Più tecnologia, meno ideologia». Ma anche se la città è in crescita (una crescita velocissima) e lo sguardo, secondo gli interlocutori intervenuti al convegno, non può non allargarsi alla dimensione metropolitana, l’attenzione sulla cura del centro storico resta fondamentale. «Serve un progetto complessivo senza aspettare le fasi acute — ha sottolineato monsignor Stefano Ottani, parroco di San Bartolomeo in Strada Maggiore —: si deve pensare alla città soprattutto a partire dai residenti, dalle famiglie con bambini. Prendersi cura della città inizia dal prendersi cura dei cittadini e degli spazi che vivono ogni giorno». Va dritta al punto la presidente dell’Ordine degli architetti Marcella Borghi Cavazza: «A Bologna manca un po’ il senso civico e vedo in realtà più rispetto da parte dei turisti che da parte dei bolognesi. Vanno sensibilizzati i cittadini, ma la politica non può risolvere tutto da sola». Certo è, secondo Borghi Cavazza, che una spinta a questa responsabilizzazione la darebbe la rigenerazione degli spazi: «Spero che il Comune vada avanti nella rigenerazione e provi per esempio a sperimentare su qualche piccola piazza di Bologna, rendendola ben illuminata, ben vissuta e attrezzata in modo diverso a seconda delle fasce orarie.

Gli architetti sono disponibili a collaborare con il Comune». «Cercare di mettere mano all’incuria e all’inciviltà— ha detto il presidente di Ascom Enrico Postacchini — è qualcosa su cui bisogna lavorare tutti insie *** me banche, istituzioni, fonda- d.aa.. zioni, associazioni, enti locali, università». Senza demonizzare il turismo in crescita, però: «Il turismo sta a tutto il mondo terziario —ha detto Postacchini — come l’export alla manifattura, quindi oggi diventa complicato pensare di rinunciare a un mercato ulteriore». Anche per il presidente della Fondazione del Monte, Pierluigi Stefanini «deve aumentare la collaborazione tra le istituzioni» che hanno nella «discussione del piano strategico metropolitano un momento importante di confronto partecipato». La Fondazione del Monte, dal canto suo, «continuerà a investire sulla cultura e sempre di più sui giovani». Giovani che vanno sostenuti il più possibile, soprattutto sulla questione abitativa. E se Veronesi ha annunciato che la Camera di Commercio, insieme alle banche, «sta provando a risolvere il problema della casa per far rimanere i giovani a lavorare a Bologna», il rettore di Unibo, Giovanni Molari, che ha elencato le azioni messe in campo dall’Alma Mater per il decoro delle sue sedi in centro storico, non ha dubbi sul fatto che «l’Università non è solo in via Zamboni, quindi è bene distribuire gli alloggi degli studenti sul territorio metropolitano, investendo ancora di più sul trasporto pubblico, per esempio nelle fasce serali».

Non ha dubbi il sindaco Matteo Lepore, che ieri ha colto gli stimoli di tutti gli ospiti del convegno: «La cura della città oggi deve partire soprattutto dalle persone e la prima cosa da risolvere è l’emergenza abitativa. La più grande alleanza va fatta su questo tema e lo sguardo va portato sul livello metropolitano». Quanto alla cura del centro storico, Lepore non ha dubbi: «L’arrivo del tram libererà spazi pubblici e a quel punto potremo pensare al nuovo centro storico con i cittadini con cui dobbiamo tornare a cercare insieme il senso civico. I bolognesi sono sempre stati esigenti ma partecipativi e storicamente hanno sempre aggiunto un pezzo in più delle istituzioni per fare meglio. Questa è la nostra ricchezza e specificità».

Daniela Corneo, Corriere di Bologna – 8 aprile 2026

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