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Marcia indietro su Transizione 5.0. Arrivano 1,5 miliardi per le imprese

Il governo ripristina le risorse previste dalla manovra. Il ministro Urso: fatto il massimo sforzo. Confindustria esulta

Retromarcia del governo. E pace fatta con le imprese. Il piano Transizione 5.0 torna al centro della politica industriale con il ripristino integrale delle risorse e un rafforzamento della dote complessiva, che sale a 1,5 miliardi per le aziende che hanno già investito in digitalizzazione ed efficientamento energetico. Dopo giorni di tensione, il tavolo convocato ieri al Mimit chiude lo scontro: confermati gli 1,3 miliardi previsti dalla manovra e aggiunti altri 200 milioni, con un credito d’imposta che risale fino al 90% e al 100% per i pannelli fotovoltaici. «Abbiamo fatto il massimo sforzo possibile», sottolinea il ministro delle Imprese Adolfo Urso, rivendicando la scelta di mantenere gli impegni presi con le aziende. La correzione arriva dopo il taglio contenuto nel decreto fiscale, che aveva ridotto le risorse a 537 milioni, scatenando la protesta delle imprese e delle associazioni di categoria. L’intervento consente ora di sbloccare le circa 7mila domande rimaste sospese e di ristabilire un quadro di maggiore certezza per gli investimenti. Nel complesso, la misura Transizione 5.0 supera i 4 miliardi, mentre l’intero pacchetto – tra credito d’imposta e nuova versione triennale basata sull’iperammortamento – raggiunge circa 14 miliardi.

Proprio su questo fronte, il governo ha rimosso il vincolo del “Made in Europe”, ampliando la platea dei beni incentivati, e rafforzato la nuova versione del piano, portata da 8,4 a 9,8 miliardi. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, parla di «problema risolto», spiegando che le risorse arrivano dalle stesse previsioni già formulate. Soddisfazione da Confindustria, con il presidente Emanuele Orsini che esprime apprezzamento per il ripristino dei fondi e sottolinea come la misura consenta di riportare fiducia tra imprese e istituzioni. «Questa è la via giusta», afferma, evidenziando che l’intervento evita di lasciare indietro chi aveva già investito e aveva creduto nella misura. Il decreto sull’iperammortamento, aggiunge Orsini, dovrebbe arrivare rapidamente ed essere operativo entro i primi giorni di maggio, un passaggio considerato cruciale per sbloccare nuovi investimenti. Confartigianato parla di «certezza ridata alle imprese», Confesercenti apprezza «lo sforzo», Confapi invita ad «andare avanti con il lavoro di squadra», Confcooperative parla di «risposta tempestiva dopo giorni di tensione molto alta», Legacoop di «giusta direzione», Confagricoltura di «risposte positive», Coldiretti di rischio evitato per investimenti già effettuati.

Positivo anche il giudizio di Federdistribuzione, mentre Confcommercio e Cna sottolineano l’importanza della presenza al tavolo delle associazioni datoriali veramente rappresentative. Il confronto degli ultimi giorni ha evidenziato anche le tensioni interne al governo, con posizioni diverse sulla gestione delle risorse e sulle priorità da finanziare in un contesto reso più complesso dalla guerra e dall’emergenza energetica. Alla fine, però, ha prevalso la linea del compromesso, con Palazzo Chigi impegnato a ricucire lo strappo e a rilanciare il dialogo con le imprese.

Il Resto del Carlino, 2 aprile 2026

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