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Imprese contro i contratti pirata disertato il tavolo al ministero

I vertici di Cgil, Cisl e Uil hanno già incontrato Confindustria, Confcommercio, Alleanza cooperative, Confapi e Confesercenti.

Un’assenza che pesa. E che segna un punto di rottura senza precedenti nelle relazioni industriali con il governo Meloni. Per la prima volta, il fronte delle grandi associazioni datoriali — Confindustria, Confcommercio e Confesercenti — ha deciso di disertare il tavolo nazionale sulle pmi convocato al ministero delle Imprese. Mentre gli artigiani della Cna hanno inviato solo una delegazione tecnica. Né scortesia istituzionale, né disguido d’agenda.
Piuttosto un messaggio politico chiaro su un terreno che scotta: quello della rappresentanza.
Come da prassi di questo governo, il ministero ha convocato al tavolo una galassia di sigle minori, accusate dai grandi dell’impresa di dumping contrattuale perché firmatarie di contratti pirata, con salari da fame e scarse tutele. Una strategia coerente con legge delega 144 del 26 settembre scorso, quella che ha svuotato la proposta delle opposizioni sul salario minimo legale. E che il governo vuole usare per dare legittimità ai contratti “maggiormente applicati” anziché a quelli firmati dalle organizzazioni “maggiormente rappresentative”. Significherebbe, di fatto, legittimare accordi come quello siglato da Assodelivery con l’Ugl, che consente paghe irrisorie ai rider. Contratto finito nel mirino della Procura di Milano con accuse di caporalato per i modelli gestionali di Deliveroo e Glovo. La richiesta al governo delle imprese pare netta: non mettere sullo stesso piano chi rispetta le regole e chi fa concorrenza sleale sui costi del lavoro.
Non a caso da mesi si muove un asse parallelo tra le stesse imprese e i sindacati confederali.
Una sorta di “costituente della rappresentanza”. I vertici di Cgil, Cisl e Uil hanno già incontrato Confindustria, Confcommercio, Alleanza cooperative, Confapi e Confesercenti. In agenda, per la prossima settimana, c’è anche il comparto dell’artigianato. Lo scopo è arrivare a un accordo sulla rappresentanza che sia in grado di disboscare i mille contratti collettivi depositati al Cnel. In gran parte sigle “pirata” che, pur coprendo solo il 3-4% dei lavoratori, riguardano milioni di persone sottopagate.
Il tema
è centrale perché investe i salari. Proprio ieri l’Ocse ha diffuso nuovi dati sulle retribuzioni, negativi soprattutto per l’Italia. Con un ritardo significativo nel recupero del potere d’acquisto, il nostro Paese segna un divario del 6,8% in termini reali rispetto al 2021: il secondo dato peggiore tra i partner dell’organizzazione. Qualcosa è stato recuperato, non tutto. «In pratica l’inflazione si è mangiata venti giorni di stipendio all’anno», osserva Andrea Garnero, economista Ocse. Lavoriamo quasi tre settimane gratis rispetto a cinque anni fa. Con i decreti attuativi della legge delega da varare entro il 18 aprile, il governo ha un mese per decidere se blindare la contrattazione leader o lasciare spazio ai pirati.

la Repubblica, 18 marzo 2026

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