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«Qui non c’è alcuna saturazione. II turismo sano può crescere ancora»

Federalberghi commenta i dati 2025: «Rivedere la redistribuzione del gettito»

«Ma quale overtourism, Bologna può crescere ancora, con benefici per tutti». Giovanni Trombetti , presidente di Federalberghi, dà una lettura su più livelli dei dati sulla tassa di soggiorno pubblicati da Palazzo d’Accursio. «Partiamo da un numero: gli hotel della città sono saturi appena al 70%, appena una dozzina di punti percentuali in più rispetto all’epoca precedente il boom turistico, quando eravamo al 57%, volumi trainati dal comparto fieristico, come del resto avviene ancora oggi. Il turismo sano ha ancora margini di crescita, soprattutto nei mesi estivi e a dicembre. La saturazione c’è negli appartamenti, impropriamente usati come strutture ricettive, con tutto il loro portato di tensioni sociali. Ancora oggi è soprattutto il settore fieristico a trainare Bologna, e a questo proposito la guerra in Iran ci desta grande preoccupazione in vista del Cosmoprof, dove l’Asia era diventata sempre più rilevante nel corso degli ultimi anni». A lasciare perplessa Federalberghi non è tanto l’entità della tassa di soggiorno, quanto il suo utilizzo: «Se servisse a investire seriamente sul decoro e la pulizia della città sarei disposto a una tassa anche superiore agli attuali sette euro. I turisti si lamentano non tanto per l’importo in sé, quanto per le aspettative che crea in una città che poi trovano sporca e cosparsa di graffiti, anche sui suoi palazzi più importanti. Alcuni luoghi della città andrebbero lavati almeno tre volte al giorno: troppi assomigliano a latrine. Quando fu istituita l’imposta l’accordo era che un terzo fosse reinvestito nella cultura, un terzo nella promozione e un terzo nel decoro, mentre invece la promozione è rimasta inchiodata a un milione e mezzo di euro, e l’imposta col tempo ha finito per sostenere il bilancio delle istituzioni culturali, preziosissime ma che si rivolge ai bolognesi, non ai turisti».

Cosa cambiare? «Una nostra proposta è quella di una grande mostra ogni anno». L’ipotesi di ‘delocalizzare’ negli altri aeroporti parte dei voli low cost che atterrano a Bologna non entusiasma Federalberghi: «Non trovo scandaloso – conclude Trombetti – che il terzo volo per Londra possa salpare da un aeroporto diverso dal Marconi, ma continuo a credere che gli scali di Bologna e Rimini siano sufficienti. La council tax? Ne farei volentieri a meno».

Filippo Donati, Il Resto del Carlino – 15 maro 2026

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