Il titolare: molti propongono qui attività legate al cibo ma non ci interessa
Secondo l’Osservatorio Confcommercio, il settore delle edicole è quello che registra il tracollo più netto: -57,4% in tredici anni. Tra quelle che hanno dovuto abbassare la serranda c’è la storica edicola Carella Point di Porta San Vitale, chiusa da aprile 2025. Una chiusura che potrebbe non essere definitiva: «L’edicola c’è ancora, aspettiamo per vedere se arriva qualcuno che abbia voglia di fare questo mestiere», ci racconta Daniele Carella.
Come sta cambiando questo settore?
«Le edicole sono in sofferenza, soprattutto quelle “esclusive”, cioè che trattavano solo prodotti editoriali. Sono le uniche che garantivano davvero la presenza di tante testate diverse, numeri e qualità in sintonia con il concetto di libertà di informazione. Esiste ancora un gruppo di prodotti editoriali che vendo- no bene, però sono pochi e non bastano più per tenere in piedi un’edicola che si occupa esclusivamente di giornali e riviste. Per questo è nato il fenomeno del cosiddetto “punto edicola”, cioè i giornalivenduti dentro altre attività come supermercati, baro tabaccherie».
Com’era il lavoro del giornalaio?
«Fino agli anni go se volevi avere un’edicola dovevi stare aperto 13 giorni su 14. Se eri in periferia o in un piccolo paese spesso non avevi neanche il riposo. Era una vita impegnativa. Si apriva tutte le mattine alle 5.3o, quando arrivavano i giornali, e rimaneva aperta fino alle 20. Il cliente sapeva che l’edicola era lì, sempre aperta. Questo creava un rapporto molto forte».
Parliamo della sua edicola: ormai da aprile 2025 è chiusa.
«L’ho dovuto fare per problemi di salute, se non mi fossi ammalato non avrei mai chiuso. Che poi in realtà abbiamo solo sospeso l’attività. Ci siamo dati un anno, un anno e mezzo di tempo per vedere se arriva qualcuno che ha voglia di prendere in mano questo lavoro. E un lavoro affascinante, ma impegnativo. La società Carella Point esiste ancora e il suolo pubblico è pagato per tutto il 2026. Quindi per ora stiamo aspettando».
Quindi la struttura dell’edicola esiste ancora?
«Sì, c’è ancora tutto. Le utenze sono attive. È semplicemente chiusa. Certo, un chiosco fermo da mesi avrebbe bisogno di qualche sistemata, magari una mano di vernice, ma basta entrarci e rimetterlo a posto per farlo tornare operativo».
Avete ricevuto proposte per rilevarla?
«Diversi contatti li abbiamo avuti, ma molti erano interessati a fare tutt’altro, come attività legate al cibo. A noi questo non interessa. Un conto è aggiungere qualcosa all’attività dell’edicola, un conto è sostituirla completamente. Se uno vuole davvero fare il giornalaio allora siamo disponibilissimi».
C’è ancora la possibilità che l’edicola riapra?
«Certo, ma non c’è molto tempo. Se arriva qualcuno con voglia di lavorare e di fare davvero questo mestiere, i documenti sono pronti e il suolo pubblico è già pagato. Se qualcuno vuole iniziare questa avventura gliela facciamo iniziare con cifre molto modeste. Perché quello che mi interessa davvero è che quell’edicola continui a esistere. A me l’idea che a Porta San Vitale non ci sia più un’edicola dà fastidio, da bolognese».
G. P., Corriere di Bologna – 14 marzo 2026