Prosegue inarrestabile la desertificazione commerciale: il Nord perde più punti vendita, il Sud resiste. La digitalizzazione dei consumi e il turismo stanno rivoluzionando i centri urbani.
Negli ultimi tredici anni, le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, secondo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio (guarda il link al documento integrale in pdf), presentata a Roma il 12 marzo scorso nella sede nazionale della Confederazione
Le proposte del progetto Cities di Confcommercio
La desertificazione commerciale, dunque, rappresenta un fattore di impoverimento economico e sociale delle città, perché la presenza di negozi e servizi di prossimità contribuisce alla vivibilità urbana, alla sicurezza e alla coesione delle comunità locali.
Per contrastare questo fenomeno, rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e sostenere il ruolo del terziario di mercato nello sviluppo delle città, Confcommercio promuove il progetto Cities dal quale oggi emergono alcune proposte concrete sulle quali, anche in virtù della consolidata collaborazione con ANCI, la Confederazione chiede ai sindaci e agli assessori un confronto costruttivo:
- riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano. Includere formalmente le imprese di prossimità e le associazioni territoriali di Confcommercio come portatori di valore civico tra i soggetti che possono sottoscrivere Regolamenti per l’amministrazione condivisa e Patti di Cittadinanza, strumenti oggi molto utilizzati dai Comuni per il miglioramento della qualità della vita, della sicurezza urbana e della cura delle comunità locali;
- integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica. Attribuire le deleghe a un’unica figura politica o a una Cabina di regia inter-assessorile in modo da favorire il raccordo tra gli strumenti di pianificazione urbanistica e la programmazione commerciale, costruendo una “mappa delle polarità di prossimità” e adottando un documento programmatico pluriennale che garantisca continuità e coerenza agli interventi;
- dotarsi di strumenti di conoscenza. Costruire un Osservatorio permanente sul tessuto economico urbano, integrando le fonti amministrative tradizionali con fonti innovative, come Cities Analytics di Confcommercio sui flussi pedonali nelle vie del commercio, per orientare gli investimenti pubblici dove servono realmente e rendicontarne l’utilizzo;
- disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili. Utilizzare con una visione strategica il Decreto SCIA 2 e la Legge concorrenza 2022, che già consentono ai Comuni di subordinare ad autorizzazione o vietare l’insediamento di merceologie “incongrue” nei Centri Storici e nelle aree a vocazione commerciale. È un processo finalizzato a tutelare la diversità urbana nell’interesse dei residenti, che tutti i Comuni possono intraprendere;
- gestire attivamente i locali sfitti. Attraverso forme strutturate di governance locale, che vedono la partecipazione attiva delle associazioni territoriali di Confcommercio, come ad esempio i Distretti del Commercio, si possono avviare importanti percorsi di cambiamento: censimenti degli spazi sfitti per iniziative mirate, abbellimento e digitalizzazione delle vetrine vuote, alleanze tra proprietà e imprenditori per favorire il mercato delle locazioni, temporary store finalizzati alla riqualificazione. Queste proposte vogliono essere un’agenda aperta per il dialogo, una traccia di lavoro condiviso: le economie di prossimità sono un pilastro delle città contemporanee, un bene comune che merita di essere riconosciuto e rafforzato.
Confcommercio Nazionale, 12 marzo 2026