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Aeroporti, l’alt del Marconi. «Sinergie con gli altri scali? Noi mai senza i low cost»

L’ad dell’aeroporto di Bologna, Nazareno Ventola, critica la legge regionale. «Su Parma e la Romagna si pronunceranno i mercati, no ad altre dinamiche»

Bologna vola da sola: «Il Marconi ha un suo percorso autonomo di crescita». Parole che non si prestano ad equivoci quelle dell’amministratore delegato dell’Aeroporto di Bologna, Nazareno Ventola, rilasciate a margine di un incontro con la stampa, e che giungono appena poche ore dopo il via libera della Regione Emilia Romagna alla legge regionale che promuove la ’sinergia’ fra lo scalo bolognese e quelli di Parma, Forlì e Rimini. Nulla di personale, specifica Ventola, nei confronti dei tre scali minori lungo la via Emilia: «Hanno tutto il diritto di cercare di conquistare quote di mercato: niente in contrario allo sviluppo altrui. Purché non sia spinto da dinamiche diverse rispetto a quelle di mercato». Dinamiche, lascia intendere Ventola, in tutto e per tutto politiche, dettate dalla volontà di rilanciare i tre scali regionali, e al contempo di alleggerire la pressione sul Marconi, venendo incontro alle storiche insofferenze dei residenti della parte ovest di Bologna.

Ma il Marconi «è un aeroporto che fa fronte a una domanda che cresce e crescerà ancora», tiene a sottolineare Ventola. Il quale non fa un processo alle intenzioni alla legge regionale, ma si dimostra scettico di fronte alla sua stessa ossatura: «Bologna non può rinunciare ai voli low cost europei, ’lasciandoli’ agli altri scali della regione, in favore dei voli intercontinentali. Innanzitutto perché low cost e intercontinentali sono due categorie diverse, non alternative l’una all’altra, fra le quali non esiste una consecutio. I voli intercontinentali in Italia fanno base soprattutto a Malpensa e a Fiumicino. Aeroporti dalle dimensioni fuori scala rispetto a Bologna (che ha oltretutto scelto di non espandersi a nord, ndr), anche rispetto a Napoli e Venezia. Sono semplicemente di un’altra categoria».

Fiumicino e Malpensa, insomma, giocano in un campionato diverso, nel quale sarebbe irrealistico pensare di catapultare Bologna per indirizzare altrove i voli low cost. Il traffico aereo euromediterraneo rimarrà dunque il core business del Marconi: «A questo proposito, pur con tutte le incertezze dovute alla guerra in Iran, quella che si profila all’orizzonte ha le caratteristiche di una buona stagione estiva». Ma le incognite sono molte: «Le rotte sono state letteralmente ridisegnate dalla guerra: i voli da e verso le Maldive non potranno sorvolare né l’Iran né la penisola araba: significa allargare la rotta fino all’Etiopia, con le ovvie ricadute sui prezzi dei biglietti, e questo senza contare il tema del carburante. Destano preoccupazione anche i collegamenti con l’Oriente: col divieto al sorvolo di Russia e Iran, oggi l’Azerbaigian è una sorta di corridoio per una quota enorme del traffico aereo mondiale».

Filippo Donati, Il Resto del Carlino – 6 marzo 2026

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