Chiusa a Fiumalbo la quattro giorni dedicata alla nuova legge sulla montagna
«La montagna deve avere tutti i servizi che le spettano, nel rispetto di un principio inalienabile: il diritto a restare». Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, dopo curve, passanti e sentieri è arrivato a Fiumalbo, in provincia di Modena. L’ultimo comune dell’Emilia-Romagna, prima del confine con la Toscana e la provincia di Pistoia. Un dialogo fitto con il sindaco di casa, Alessio Nizzi, e poi il via all’Assemblea sulla montagna. Un confronto dedicato agli investimenti mirati voluti dal governo Meloni per contrastare le criticità e lo spopolamento che da troppo tempo colpiscono l’Appennino. Così, la chiusura della quattro giorni di ‘Appeninica’ – circa duemila le presenze totali – ha cercato di spiegare le linee guida della nuova Legge sulla montagna che ha tanto suscitato polemiche tra i Comuni esclusi dalle risorse.
«La destra ha a cuore i temi della montagna, vedi i fondi messi a disposizione per far sì che la montagna possa avere tutti i servizi che le spettano», prosegue il ministro Foti, seduto nella sala Refettorio dell’ex monastero, al fianco del senatore Michele Barcaiuolo, del consigliere regionale della Toscana Gabriele Veneri e di Ferdinando Pulitanò, vice capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia-Romagna. Come riporta l’Unione nazionale comuni comunità enti montani, i Comuni totalmente montani sono 3.417. Di questi, 1.601 sono negli Appennini. Secondo la recente classificazione del governo allegata alla Legge sulla montagna, di questi 15 sono in provincia di Bologna. Una politica della montagna, quindi, «che sia fatta per i montanari e per chi viene con un altro spirito, ovvero per lavorare, per studiare e per trascorrere le vacanze», conclude Foti. Secondo Barcaiuolo, con questa legge «le risorse della montagna vanno solo alla vera montagna, e non a città come Roma o Bologna». E sui Comuni esclusi? «Se alcune aree interne sono state escluse devono avere i contributi da aree interne», prosegue Barcaiuolo. Questo perché, insiste il politico modenese, «le aree interne e la montagna devono essere protette dalle difficoltà che hanno.
C’è bisogno di servizi sanitari e infrastrutturali diversi. Hanno inoltre bisogno di una implementazione del turismo. Un tema che deve essere nell’interesse complessivo di tutti. Come Fratelli d’Italia dimostriamo di crederci, in quattro giorni abbiamo portato nell’Appennino due ministri – oltre a Foti, Andrea Abodi, ministro allo Sport e ai giovani – e tre sottosegretari – Paola Frassinetti, Andrea Del Mastro e Patrizio Giacomo La Pietra –. Una montagna più popolata aiuta a combattere il dissesto idrogeologico, a fare agricoltura, a far nascere imprese, creando lavoro e ricchezza per poi redistribuirla. Il nostro obiettivo è che ogni cittadino deve avere gli stessi servizi, a prescindere dall’altitudine o dalla latitudine in cui abita. Un principio sacrosanto che riguarda la sanità, le infrastrutture e il lavoro».
Nicholas Masetti, Il Resto del Carlino -2 marzo 2026