Dopo Stefanini, interviene il presidente di Ascom Enrico Postacchini: sì ad un patio pubblico-privato per la cura
«Sì, assolutamente, serve un patto tra i soggetti pubblici e privati. I nostri associati da sempre mettono al primo punto la questione della sicurezza, poi il degrado e l’incuria urbana». Non c’è allarme ma preoccupazione nelle parole del presidente dell’Ascom di Bologna (e presidente dell’Aeroporto Marconni) Enrico Postacchini sullo stato di salute della città.
Cosa sta accadendo secondo lei?
«Indubbiamente c’è una questione che attiene molto all’educazione civica dei singoli, dei nuovi flussi nelle nostre città. Qui da noi, partiamo da una storicità di periferie molto organizzate e ben vissute, una città metropolitana vivibile e godibile e un centro storico troppo calpestato, spesso in modo anomalo. Mi spiego meglio: abbiamo flussi turistici che vanno governati con una migliore offerta, anche con i fondi di Bologna Welcome che crea cospicui introiti da destinare, oltre che alla promozione della città, anche alla sua pulizia, decoro e accoglienza».
Ma quindi Bologna è peggiorata?
«Non mi annovero tra i nostalgici, quelli che “Bologna non è più come una volta” e quelli dei “meravigliosi anni `70”, che in realtà erano pericolosi per chi viveva il centro (e che un po’ li stiamo rivivendo in chi imbratta e non ha rispetto del luogo). Non la trovo peggiorata ma più complicata da governare, occorre uno sforzo straordinario e più incisivo da parte di tutti».
Più complicata perché?
«Una città che cresce ha bisogno di infrastrutture e organizzazione che devono accompagnarsi all’accoglienza dei nuovi flussi di persone che siano business, vacanza, studi e cultura. Quando una città funziona a regime, aumentano i flussi e vanno accolti fornendo mezzi di trasporto adeguati ma anche di accoglienza: spazi più idonei che non sono solo musei pubblici, esercizi, alberghi, ma tutta una serie di luoghi che vanno manutenuti, può essere per dire la piazza stessa. C’è molto più da pulire rispetto a prima e con più frequenza».
In concreto cosa suggerisce?
«Rigenerare la città mettendo al centro le attività terziarie che maggiormente la rappresentano e che soffrono l’incuria, elaborare progetti nei quali si fa “cassa comune”. Usare maggiormente i fondi della tassa di soggiorno per la manutenzione e la lotta all’incuria. Il servizio di pulizia è affidato a Hera ma se non è sufficiente, i soldi della tassa di soggiorno possono essere di grande aiuto. E poi occorre maggior presidio».
Ma c’è un tema che riguarda anche il lavoro svolto da Hera?
«Occorrono forse più passaggi in alcune aree, ma ripeto, ci possiamo dare una mano a vicenda. Comprendiamo le difficoltà di chi deve occuparsi di tutto questo».
Sarà la sicurezza il tema principale della prossima campagna elettorale?
«Manca del tempo, ma è chiaro che è uno dei temi centrali, come l’incuria, il degrado e la mobilità. Questi sono i temi caldi, il resto è politica, non amministrazione».
Sulla sicurezza è un atto uno scontro duro tra Governo e Comune. Chi ha ragione?
«Non è questione di chi ha ragione, l’importante è non scaricarsi la responsabilità l’uno contro l’altro. E un lavoro da fare assieme al di là delle divergenze».
Stiamo parlando di problemi che riguardano solo Bologna o che sono comuni alle altre grandi città?
«A Bologna lo notiamo di più perché la città non è così grande da non accorgersene, e dove i flussi e i movimenti si concentrano in un’area più piccola. Ma sono questioni che stanno riguardando tutte le città d’Italia».
Beppe Persichella, Corriere di Bologna – 22 febbraio 2026

Enrico Postacchini, Presidente Confcommercio Ascom Bologna