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Furto choc a San Luca. Rubati i gioielli che ornano la Vergine. Ma l’icona è integra

Il rettore don Remo Resca si è accorto ieri mattina alle 6 dell’intrusione. Indaga la polizia. Portati via i piccoli ori donati nel tempo dai bolognesi

«Quando sono entrato in sagrestia ho visto tutto a soqquadro. Per un attimo mi si è fermato il cuore. Ma poi mi sono avvicinato: la Madonna era ancora lì, sana e salva». Il risveglio di don Remo Resca, rettore del santuario di San Luca, è stato a dir poco traumatico. Come ogni mattina, don Remo alle 6 è andato ad aprire la chiesa che guarda dall’alto e protegge Bologna. «Mi sono subito reso conto che c’era stata un’intrusione». Gli armadi della sagrestia erano tutti aperti; anche le due casseforti che contenevano le offerte erano aperte. Ma soprattutto la teca che custodisce l’icona della Vergine col Bambino era aperta e il vetro che protegge la riza d’argento completamente distrutto. La santa immagine, arrivata a Bologna nel XIII secolo, era però intatta. Neppure un graffio. «Hanno invece portato via alcuni dei piccoli gioielli donati per devozione dai bolognesi, che sono appesi alla cornice dell’icona», spiega don Remo. Che ancora deve quantificare l’ammanco, perché «non esiste un catalogo, abbiamo solo le ricevute rilasciate ai donatori. Attraverso quelle potremmo riuscire a ricostruire cosa è stato portato via».

Ieri mattina all’alba i primi ad arrivare al santuario sono stati i poliziotti del vicino commissariato Santa Viola, chiamati dal rettore della basilica. Stando a una prima ricostruzione, i ladri avrebbero utilizzato il cantiere che si trova sul lato destro del santuario per introdursi all’interno. Nessun allarme è scattato, perché proprio in virtù di questi lavori, in questi giorni l’impianto era stato disattivato. Un dettaglio che potrebbe essere importante ai fini delle indagini, di cui adesso è incaricata la Squadra mobile. La polizia, a cui il sacerdote ha sporto ieri denuncia, ha acquisito le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza, che potrebbero aver ripreso i ladri in azione. Tra i gioielli che adornano la santa immagine (anelli, catenine e braccialetti) c’era anche la fede della mamma di don Giovanni Nicolini, il compianto parroco della Dozza morto due anni fa. Don Nicolini, tra le ultime volontà, aveva espresso il desiderio che quell’anello, che portava sempre con sé, fosse donato alla Madonna di San Luca. E adesso potrebbe essere tra i beni trafugati dagli ignoti e sacrileghi predoni. «Non so dire quando sia avvenuto il furto. Potrei anche aver interrotto io i ladri mettendoli in fuga con il mio arrivo, visto che hanno lasciato il lavoro a metà», dice don Remo. Che spera però anche che, di fronte all’immagine della Vergine, «possano aver avuto un ripensamento, si siano ravveduti rispetto a quanto stavano facendo». La cose importante, sottolinea ancora il sacerdote, è che «la nostra Madonna sia integra e salva.

Quanto accaduto, poi, è un monito: un monito ad essere più attenti, ad avere più cura. Adesso abbiamo attivato non uno, ma tre sistemi d’allarme per proteggere la nostra santa icona». Il rischio corso dal più importante simbolo di devozione bolognese porta don Remo a una riflessione: «Quando si soffre per amore, si ama ancora di più. Il nostro amore verso la Vergine di San Luca crescerà ancora dopo quello che è successo, dopo il rischio che abbiamo corso». E per il rettore i primi segnali di questa attenzione sono dimostrati dalla «grandissima solidarietà che sto riscontrando. Mi hanno scritto in moltissimi e questo dimostra l’affetto che la città nutre per la Vergine di San Luca».

Nicoletta Tempera – Il Resto del Carlino, 19 febbraio 2026

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